venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale(anche se di buono è rimasto ben poco).


Gli italiani guardano soltanto la televisione(1 italiano su 7 legge i quotidiani), la realtà esiste se passa attraverso al televisore. Oggi ho fatto una cosa che non faccio mai, ho guardato i TG. E tutti i TG davano l’immagine di un paese senza tempo, un paese ricco,senza problemi. Eppure a fine 2010 ci troviamo tra le mani le macerie di un paese(che non sono solo quelle di Pompei e dell’Aquila) sono le macerie della dignità del cittadino: manganellata (vedi gli studenti a Roma o gli aquilani),venduta(Scilipoti, Polidori, Calearo, Cesario, Siliquini in Parlamento),offesa. Non è difficile fare una fotografie di fine 2010:il centro destra è a pezzi ed è dominato dal potere economico di una persona (il potere economico che in Italia fa più che in altri paesi,lo abbiamo visto il 14 Dicembre il giorno della fiducia). La sinistra è in bilico, priva di eccellenze incapace di uno spirito di squadra. Una sinistra dove invece di cooperare vecchie glorie(D’Alema,Veltroni,Bersani ad esempio) e nuove speranze(Vendola) coesistono e si fanno i dispetti come bottegai. Le forme di protesta degli operai e degli studenti di quest’anno ci dicono che per essere visibili in Italia bisogna fare cose eclatanti che arrivino in televisione. Queste persone hanno un problema grave e paradossale per un paese considerato “potenza Europea”: non avere un lavoro. Il lavoro è un diritto sancito dalla costituzione e bisognerebbe non cambiare quest’ultima ma applicarla,fare in modo che gli articoli della costituzione che sanciscono i diritti fondamentali siano una realtà. Gli italiani non hanno un lavoro come pretendiamo che si possano preoccupare di Stefania Prestigiacomo piuttosto che di Mara Carfagna di Bersani o di Vendola,l'Italiano vuole lavorare. Disoccupazione è il termine chiave che chiuderà questo 2010.
Ma il 2010 si chiude con un capitolo tragico per la cultura italiana, l’approvazione della Legge Gelmini. Ne abbiamo già parlato, lo sapevamo. Del resto,riformare la scuola e l’università è forse il compito più arduo che tutti i governi hanno tentato e successivamente fallito. Pensiamo al primo grande tentativo quello di Luigi Berlinguer, mai ministro con quel nome fu così contestato. Non parliamo dei ministri successivi, sono stati tutti contestati, siano essi di sinistra che di destra. Eppure questa riforma è controversa, contiene cose che possono funzionare e altre no. Le baronie universitarie e il nepotismo sono il cancro di questo paese. Ma non solo dell’università, anche a livello sociale. Permettetemi una digressione: quando si dice era la nipote di Mubarak si dimentica sempre di dire che non solo non lo era, ma che anche se lo fosse stata si sarebbero dovute eseguire le regole di tutti (identificarla e procedere secondo quelle che sono leggi dello Stato) ed è il non detto che ci porta alla rovina perché passa un sottotesto per cui: se tu sei la nipote di qualcuno per te le strada si aprono per gli altri no. Quindi una riforma che cambi questo è assolutamente necessaria. Ma non sarà la Riforma Gelmini a farlo.
Detto questo l'unica lezione che possiamo trarre è che l'Italia ha bisogno di idee nuove e coraggiose, e non dello stanco temporeggiamento dei suoi leader di oggi.I successi di Berlusconi sono i fallimenti dell'opposizione che non ha saputo presentare ai suoi elettori un uomo(o donna) convincente e una politica coerente.La sorte di Berlusconi del resto è rimandata con una parentesi natalizia fino al prossimo episodio. Probabilmente a gennaio, quando la corte costituzionale deciderà se la legge ad personam sul legittimo impedimento, che evita i processi al premier, è anticostituzionale.
Nell'attesa Buon Natale, anche se buoni non lo siamo stati affatto: abbiamo lasciato soli gli operai appesi alle ciminiere, abbiamo quasi ignorato le grida di disperazione degli extracomunitari, barricati in chiesa o appesi sulle gru e ignorato(alcuni villipeso) gli studenti a Roma.

martedì 30 novembre 2010

L'antipasto di Wikileaks: crepe alla diplomazia mondiale prima del crollo.


Gli scenari che emergono li conosciamo in parte. I documenti americani, ad una prima lettura non rivelano nulla di nuovo, ma la loro forza è un'altra: mostrarci di cosa è capace Julian Assange, trentanovenne fondatore di WikiLeaks ricercato per due capi d' accusa. Sono davvero beoti quelli che non hanno capito che questo "11 Settembre dell'informazione" non è che l'antipasto di qualcosa di più grande. L'uomo ricercato numero 1 del momento non ha interesse a divulgare subito tutto ciò che potrebbe far crollare in pochi secondi la diplomazia mondiale, il suo scopo e procurarne delle crepe. I colpi inferti nelle ultime 48 ore non sono da sottovalutare: non è più segreta la richiesta saudita agli americani di attacare urgentemente l'Iran per distruggere il programma nucleare di Teheran.Non è più segreto il fatto che il Pakistan abbia avuto una parte nel determinare gli accordi sui combustibili nucleari, che in Belgio e in Slovenia c'è una trattavia sui prigionieri di Guantanamo.La notizia che dovrebbe lasciarci attoniti per giorni è che Teheran ha ottenuto 19 missili dalla Corea del Nord e i diplomatici Usa temono che potrebbero dare per la prima volta all'Iran la capacità di colpire una capitale europea o Mosca e che la loro avanzata propulsione potrebbe accelerare lo sviluppo iraniano di missili balistici intercontinentali. Il fatto che lo stesso New York Times ,su richiesta dell'amministrazione Obama,abbia deciso di non pubblicare il testo completo del documento ci dovrebbe dar da pensare. Si continua berciare che:"certe cose si sapevano". Si sapeva delle feste " selvagge" di Berlusconi così come del rapporto assiduo e opaco con Putin o Gheddafi. Eppure non sapevamo o fingevamo di non sapere che i comportamenti discutibili del nostro primo ministro, sia nel suo privato sia sullo scenario internazionale, abbiano un peso nella nostra immagine nel mondo. Berlusconi considerato "Megafono di Putin in Europa"(parlando di "regali generosi" e "contratti energetici redditizi") definito "Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno", dovrebbero farci pensare. L'America tiene gli occhi sull'Italia da parecchio tempo, la nostra politica estera è poco "ortodossa" e troppo fuori linea per gli alleati, ed è su questo che verteranno i prossimi documenti per chi non l'avesse capito: nel 2007 il pagamento del riscattoda parte del governo Prodi per ottenere la liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo in Afghanistan, un comportamento non in linea con quello degli alleati e che scatenò le ire della diplomazia americana perchè il passagio di denaro venne reso pubblico costituendo un pericolo precendete. L'atteggiamento assunto da Berlusconi durante la guerra tra Russia e Georgia quando parlò di "aggressione georgiana" mettendosi in netto contrasto con la linea della Nato. Una delle più grandi preoccupazioni americane adesso è la dipendenza energetica dell'Italia dalla Russia. Qullo che Assange sta facendo è mettere il potere in ridicolo, con le sue notizie sul botox di Gheddafi, sulla paranoia di Karzai, sulle feste selvagge di Berlusconi.Il potere sempre visto come una cosa seria e mai come ridicola, è sempre raccontato in termini di tragedia e mai di commedia. Intendiamoci, da una parte questo è leggittimo perchè sui principali ingredienti del potere, il dolore e la morte, c'è ben poco da ridere. Il fondatore di Wikileaks cerca di far capire che oltre ad essere perfido il potere è buffo. E che lo sia si vede anzitutto dagli uomini e dalle donne che lo rappresentano. Buffo il sussiego che esibiscono per farci credere che sono eccellenti e quindi meritevoli di guidarci o tiranneggiarci. Buffa la falsa modestia che recitano per giustificare il privilegio conquistato o ereditato. Buffo il rispetto che esigono, la loro inadeguatezza o la loro disinvoltura. Tutto ciò a tal punto che viene spontaneo domandarci il motivo per cui dinannzi a costoro la gente si inchina o si ritrae intimidità anzichè ridergli in faccia.Per paura? Non basta, hanno più paura coloro che incutono o voglio incuter paura. Paura di perdere il posto, paura di essere smascherati,sopraffatti,ammazzati. Forse pigrizia, la nostra. Rassegnazione al fatto che non si può fare a meno di loro, che qualcuno deve pur stare in cima alla piramide detta società. Ma per vincere quella paura, quel bisogno di piegarsi a un capo, quella pigrizia, quella rassegnazione, basterebbe guardarli con gli occhi del bambino che nella fiaba di Andersene punta l'indice e strilla: "Il re è nudo!". Questo è quello che Julian Assange ci offre come antipasto.

venerdì 26 novembre 2010

Fatti non foste a viver come bruti


È un'Italia malata. Soffre di una patologia incurabile un paese che picchia i suoi ragazzi che manifestano per un futuro migliore. Un’intera generazione ha occupato gli spazi di storia dell’Italia,monumenti storici di tutto il paese,un modo per dire: “la storia siamo noi e non ci rassegniamo a viverla”. È stata malmenata e ignorata dagli agenti di polizia una generazione che difende il futuro in maniera educata, civile. Una malattia destinata a degenerare quella italiana: la riforma Gelmini infatti aumenterà le tasse degli studenti, un figlio che annuncia di voler studiare è diventato una disgrazia: anni di spesa inutile, nessuna carriera possibile. Il precariato viene incentivato, istituzionalizzato. Il 40% dei corsi tenuto dai ricercatori che sono destinati a dei contratti a termine. Una malattia che è causata dall’ignoranza dilagante di chi ci governa, leggiamo l’ultima dichiarazione del ministro Gelmini: “Se verrà stravolto il senso della riforma sarò costretta a ritirarla”. Un ministro che parla di “ritirare una riforma” è un ministro che non sa di cosa parla, persino i somari sanno che a stabilire che la legge torni in commissione, o che venga bocciata, è il Parlamento. Non ha fatto scalpore dunque il fatto che il Ministro Maria Stella Gelmini abbia erroneamente votato contro se stessa, aiutando a respingere il ddl per la terza volta. Chissà, forse la Ministra non sa di cosa parla neanche la riforma che porta il suo nome, pochi Italiani lo sanno. Forse neanche tutti gli studenti che stanno sui monumenti l’hanno capito. Eppure dei principi condivisibili ci sono:

• Nuovi limiti per il rettore che non potrà restare in carica per più di due mandati e cioè 8 anni, o 6 nel caso in cui sia stato eletto con un mandato unico non rinnovabile. Una norma che vuole eliminare le baronie insomma.
• Un fondo speciale che promuove l’eccellenza e il merito fra gli studenti del primo anno.

E dopo? Cosa si nasconde sotto, tra grovigli di buone intenzioni?

• I ricercatori entreranno solo con contratti a tempo determinato (4-5anni) , seguiti da contratti triennali. Poi dovranno superare un esame di idoneità per la conferma a tempo interminato come professori associati. Nel caso non dovessero ottenere l’idoneità, il rapporto con l’ateneo si chiude per sempre. S’introduce così una più persistente forma di precariato fra i ricercatori che svolgono il 40% delle attività didattiche.

Il 14 è il giorno decisivo dicono. Parlano di possibile fine del berlusconismo ma se così non fosse. Il premier vuole la fiducia a tutti i costi e forse la otterrà, gli italiani sono storici voltagabbana che con lo stesso entusiasmo gridano Viva-il-re e Viva-la-repubblica, Viva-Mussolini e Viva-Stalin, Viva-il- Papa e Viva-chi-càpita, Francia-o-Spagna-purché si- magna.
Berlusconi ha iniziato il suo calcio-mercato,cercherà di comprare più parlamentari possibili. Vuole la fiducia. La desidera per una prova di forza, al fine di chiedere egli stesso lo scioglimento delle camere sicché chi voterà la fiducia un attimo dopo dovrà fare gli scatoloni. Il parlamento del resto è paralizzato. Continuamente battuto nell’approvazione delle riforme, resta in piedi come un pugile malconcio senza un allenatore che getti la spugna. Per liberare la politica italiana dall’influenza di Berlusconi bisognerà aspettare la sua morte naturale o avviare una profonda deberlusconizzazione del paese, per tornare alla realtà dopo vent’anni di lavaggio del cervello televisivo. Il futuro insomma non è incerto, è peggiore. L’Italia è destinata ad una lunga agonia, non ci aspetta un paese mal governato ma ingovernabile, con una Destra in perenne guerra civile, una Sinistra impreparata a sostituirla e un premier che, a prescindere di come vadano le elezioni a marzo (perché ci saranno), dovrà presto fare i conti con la giustizia.

Ma prima del 14 Dicembre sono due le date da tenere a mente, faranno capire la direzione che prenderà il paese in futuro:
29 Novembre si voterà la mozione contro il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, dopo il crollo della Domus dei Gladiatori.
30 novembre sarà presentata in Consiglio dei ministri la riforma della giustizia, tanto cara al nostro premier.

P.S
I problemi italiani non sono finiti, l’Italia onesta, intelligente, civile chiede al capo dello Stato e alle istituzioni che siano resi pubblici, in attuazione della legge del 3 Agosto 2007, i documenti coperti da segreto di stato. La legge c’è,esiste, mancano i decreti attuativi. Questo paese avrebbe bisogno di verità e giustizia,le quali di rado si ottengono dalle stesse mani che hanno commesso il delitto. Ma proprio per questo ,anche se probabilmente non servirà a nulla come gli altri appelli di Repubblica, è doveroso firmare. Un esercizio di democrazia in un paese dove di democratico è rimasto ben poco.

Firmate: "Aprire gli archivi sulle stragi"

martedì 19 ottobre 2010

La donna uccisa del giorno è...


La donna uccisa del giorno è Lea Garofalo, 35 anni,sciolta nell'acido. Non è cronaca nera, quella di Lea è semplicemente espressione di qualche cosa che noi italiani conosciamo molto bene.Di quella criminalità che punta in alto, guarda lontano, e non si ferma davanti a nulla. Il nostro è un popolo malato ed è l'abitudine il nostro male:l'abitudine è la più infame delle malattie perchè ci fa accettare qualsiasi qualsiasi morte. Per abitudine si impara a portar le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si a tutto.

Lea era una collaboratrice di giustizia,sorella di Floriano Garofalo, un pregiudicato ucciso in un agguato l’8 giugno del 2005 nella frazione Pagliarelle. Floriano Garofalo, 40 anni, che era ritenuto il capo dei una cosca attiva a Pagliarelle, venne rincorso e ucciso con tre colpi di fucile che gli spappolarono la testa tanto da renderlo totalmente irriconoscibile. Diventata collaboratrice di giustizia nel 2002, Lea aveva iniziato a parlare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro rendendo dichiarazioni ritenute utili alle indagini; era stata quindi ammessa, unitamente alla figlia, all’epoca ancora minorenne, avuta dal concivente Carlo Cosco, ad un piano provvisorio di protezione e trasferita a Campobasso. Programma che successivamente le era stato revocato il 16 febbraio 2006 per essersi allontanata dalla località protetta. Dopo un suo ricorso respinto dal Tar, il Consiglio di Stato aveva disposto il reintegro nel programma di protezione, ma lei aveva rinunciato dopo pochi mesi ed era tornata a Petilia Policastro dove nella sua abitazione venne attivato un servizio di vigilanza radiocontrollata.Dopo un pò di tempo aveva deciso di tornare a Campobasso ritenendola una città tranquilla.

È morta così Lea:caricata su un furgone, il suo corpo è stato sciolto ancora vivo in circa cinquanta litri di un acido altamente corrosivo, perché la sua morte non lasciasse tracce.

Una storia da fiction vero?Non inorridite, non ne parlerà nessuno. La morbosità terrificante della storia di Sarah Scazzi e suo Zio Michele Misseri ci è entrata dentro, ha soppiantato Cogne e Novi Ligure, Perugia e Garlasco. Alberto Stasi è un figura indefinita è lontana, e Amanda Knox, chi la ricorda più? Lea non è mai stata una star. I nuovi divi sono Sabrina Misseri e il padre Michele. Abbiamo visto personaggi muoversi sempre più disinvolti davanti alle telecamere, diventare protagonisti di qualsiasi programma andasse in onda. Fino alla scelta dell’assassino di dire alla giornalista di “Chi l’ha visto?”: «Mi portano in caserma, ma voi state pure qui, a casa mia». Mai rinunciare a un ruolo di protagonista.

Eppure quella di Lea è una storia che avrebbe tutti gli elementi per alzare un polverone mediatico, con speciali di Barbara D'Urso,Studio Aperto e quant'altro. Questa di Lea Garofalo ha per teatro Monza, poi uno dice che le mafie sono al Sud, il nord padano non vuole avere a che fare con quei criminali, secessione, federalismo. È una storia di famiglia, come quella che piace tanto agli amanti del macabro che momentaneamente sono appostati di fronte alla residenza Scazzi, Lea è stata sciolta nell'acido chissà quando e lo sappiamo oggi, dal padre di sua figlia l’ex compagno Carlo Cosco, si era assunto il compito di regolare i conti nei confronti della donna che la ‘ndrangheta riteneva troppo informata di alcuni delitti commessi sia da lui che dalla sua famiglia. Chiamata proprio dal suo ex convivente con un pretesto che usava la loro figlia Denise, Lea si recò a Milano per portarla a rivedere il padre, che si era detto ansioso di riabbracciarla.Invece è stata dissolta:letteralmente.

Milano e la Lombardia sono il caso emblematico della ramificazione molecolare della 'ndragheta in tutto il Nord,(come conferma la Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia sula 'ndragheta, approata all'unanimità il 19 febbraio 2008). Un Nord dove dal 2000 nessuna indagine approfindita di impulso parlamentare si è occupata degli insediamenti mafiosi nonostante sia statoinvestito da grandi processi di trasformazioni economici e sociali, di deindustrializzazione di intere aree e periferie urbane. Le 'ndrine sono state in grado di recuperare il terreno perduto gazie a una strategia operativa che ha avitato manifestazioni eclatanti di violenza, attuando un'infiltrazione ambientale anonima e mimetica tale da destare minor allarme sociale.
Non ne parlerà nessuno. Ma se si vuole cambiare qualcosa nel nostro Paese sarà bene fare conoscere chi lavora fuori dai riflettori, in situazioni difficili e rischiose.


I pentiti in Italia sono 3.853 ; 800 sono i collaboratori di giustizia, 2.763 i loro familiari. Ci sono poi i testimoni, 67, e i loro parenti, 233. I minori sottoposti a misure di tutela sono 1.230.
Degli 800 pentiti ufficiali, 270 sono ex appartenenti alla camorra; seguono quelli di mafia (238), ‘ndrangheta (97) e sacra corona unita (83). Le donne sono 36. Secondo il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, si legge sul Secolo XIX , alcune modifiche apportate negli ultimi anni alla legge sui pentiti hanno “disincentivato” le collaborazioni.
In primo luogo la misura che prevede, per i pentiti, l’obbligo di segnalare tutti i loro beni affinché siano sottoposti a sequestro, mentre ai mafiosi “in attività”, sottilinea il procuratore, vengono sequestrati solo i beni per i quali non viene dimostrata la provenienza lecita. Altrettanto negativo secondo Grasso è il limite temporale (180 giorni) entro cui un pentito deve raccontare tutto quello che sa: “serve tempo ai magistrati per riscontrare le dichiarazioni che, spesso, riguardano un lungo periodo di anni.” L’altra critica mossa da molti addetti ai lavori alla legge 45 del 2001, riguarda la distinzione tra conviventi del collaboratore e tutte le altre persone a lui vicine. Per quest’ultime la concessione della protezione viene subordinata all’esistenza di grave ed attuale pericolo. In un ambiente in cui le vendette trasversali non sono certo una rarità.


Come diceva Falcone: la mafia viene conosciuta per quello che è solo quando i pentiti cominciano a parlare.
Molti non lo capiscono ma in una città abituata ai silenzi timorosi della maggioranza, ai patti di omertà e alle mistificazioni politiche, il semplice dire le cose come stanno fa l'effetto di una bomba. Ci pensi Barbara D'Urso,magari volesse dedicare un pò di spazio alla storia di Lea e alle altre 3.853 storie che aspettano una voce.

lunedì 16 agosto 2010

Sotterrare l'11 Settembre con una Moschea.


Hanno ragione le famiglia delle vittime. Hanno ragione coloro che dicono “No” alla costruzione di una moschea nei pressi di Ground Zero. Non si tratta di essere xenofobi,razzisti o altro, si tratta di portare rispetto. Quel posto non ci appartiene. Non appartiene al Presidente Obama che nel suo fallimentare tentativo di ottenere qualche punteggio di popolarità ha affermato: “Siamo negli Stati Uniti e il nostro impegno a favore della libertà di culto deve essere inalterabile. Il principio secondo il quale i popoli di tutte le fedi siano i benvenuti in questo Paese e quello secondo il quale non saranno trattati in modo diverso dal loro governo è essenziale per essere quello che siamo”. Obama sbaglia perchè la zona dove s'intende costruire la Moschea non appartiene ai mussulmani, non appartiene neanche agli americani di per se. Appartiene alle vittime e alle sue famiglie. Appartiene al giorno in cui due voragini assorbirono migliaia e migliaia di creature ancora oggi troppo profonde, troppo tappate da detriti. Appartiene ai familiari che quel giorno aiutarono gli operai dissotterrando pezzettini di membra sparse. Un naso qui, un dito là. Oppure una specie di melma che sembrava caffè macinato e che invece era materia organica. Il residuo dei corpi che in un lampo si disintegrarono, si incenerirono. Noi questo non lo capiamo. Ci rifugiamo dietro il Politically Correct, dietro la libertà di culto. Non capiamo o non vogliamo capire che tutto questo è una provocazione da parte di quella montagna da mille quattrocento anni non si muove, non esce dagli abissi della sua cecità, non apre le porte alle conquiste compiute dalla civiltà, non vuol saperne di libertà e giustizia e democrazia e progresso. Quella Montagna che nonostante le scandalose ricchezze dei suoi padroni vive ancora in una miseria da Medioevo, vegeta ancora nell'oscurantismo e nel puritanesimo d'una religione che sa produrre solo religione. Piegarsi a questa provocazione vuol dire continuare una politica di servilismo nei confronti d un fanatismo religioso che ha avvelenato la democrazia, con ovvie conseguenze per la libertà di pensiero e per lo stesso concetto di libertà. Ma non lo capite che la loro forza consiste nell’abilità con cui sfruttano il nostro timore di apparire non democratici. Tuttavia, per dimostrare di essere democratici non serve ancora che arriviamo a suicidarci. Forse non tutti sanno che l'islamismo non è una religione dove è ammessa la parola democrazia, troviamo Allah al posto della Legge, al posto dello Stato, governa in ogni senso la vita dei suoi fedeli e quindi altera o molesta la vita degli altri. Che nella separazione tra Chiesa e Stato vede una bestemmia, che nel suo vocabolario non contiene nemmeno il vocabolo Libertà. Per dire Libertà dice Affrancatura, Hurriyya. Parola che deriva dall'aggettivo «hurr», schiavo-affrancato, schiavo-emancipato, e che per la prima volta fu usato nel 1774 per stendere un patto russo-turco di natura commerciale. Ma perbacco non ha ancora finito di rovinarci la vita un fottuto monoteismo che già ne arriva un secondo. Accettare questa richiesta vuol dire diagnosticare un cancro morale e intellettuale ai principi di laicità. Ad alimentare questo cancro sono proprio coloro i quali si definiscono progressisti, illuminati, liberali, uomini e donne di sinistra, questi individui pare abbiano la memoria corta oltre che l'intelligenza debole. Non ricordate quello che successe l'11 Settembre 2001? Nessuno ricorda quelle che creature che rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute. A dozzine. Sì, a dozzine. E venivano giù così lentamente. Così lentamente agitando le gambe e le braccia, nuotando nell'aria. Sì, sembravano nuotare nell'aria. E non arrivavano mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi gridassero help-aiuto. E magari lo gridavano davvero. Infine cadevano a sasso e paf! Vogliono costruire una moschea proprio lì, una moschea luoghi che dovrebbero essere sacri ma che vengono usati per reclutare i giovani alla Guerra Santa. Stiamo barattando la nostra laicità,la nostra democrazia,la nostra libertà in nome del Politically Correct. Ci stiamo suicidando. Ricordiamo quello che diceva Winston Churchill: “Una persona conciliante e' come uno che da' da mangiare a un coccodrillo perche' spera che questo lo mangi per ultimo.”

martedì 20 luglio 2010

Eroi senza perchè


La vergogna quotidiana della giornata di ieri per molti (e per chi scrive) è stata che nessun rappresentante del Governo Berlusconi, che ricordiamo essere il “più attivo nella lotta alla Mafia della storia italiana”, è volato a Palermo per ricordare la figura di Paolo Borsellino, fatto saltare in aria 18 anni fa, in via D’Amelio.Ma come sappiamo certi politicanti preferiscono presenziare Miss Padania piuttosto e la loro assenza non è che emblematica rappresentazione della cultura populista che da sempre ha incantato gli italiani negli ultimi 15 forse 20 anni. Questa scarsa educazione civile,democratica e legale a cosa è dovuta? Certo alla politica dei politici. Ma soprattutto ad un educazione alla legalità che fa acqua da tutta le parti,anzi non esiste. Nelle scuole è praticamente assente. Perchè nei paesi del sud si rimane indignati per certi atteggiamenti d'indifferenza politichese mentre al centro o anche al nord questa passa inosservata?
Io sono cresicuto a latte e legalità. Nel scuole del Sud-forse per la voglia di riscatto sociale o forse per memoria storica- l'educazione alla legalità è un capisaldo di qualsiasi scuola. Le gite si organizzano per visitare luoghi come Portella delle Ginestre e i convegni trattano quasi sempre di legalità e lotta alle mafie. Sembra che al nord questo problema non si pone. Al nord la mafia non esiste, è una chimera che porta via anche il concetto di legalità. Quando si parla di indifferenza degli studenti, quando si criticano i loro atteggiamenti di disamore per la cultura, mi viene in mente che mancano i modelli da imitare. Modelli che devono essere proposti dagli adulti, con ammirazione e affetto. Mentre spesso, a una esaltazione puramente formale di chi agisce con generosità e slancio e viene ucciso per questo segue una rapida dimenticanza. Questa dimenticanza avviene soprattuto da parte di chi non si sente toccato da questo cancro che sembra tutto sudista ma sappiamo che è tutto italiano, la mafia. Falcone e Borsellino sono stati trattati come eroi, onorati e inneggiati, ma stentano a diventare modelli di comportamento. Un modello è diverso da un eroe si mette un piedistallo e lo si dimentica là sopra per la gioia dei piccioni che lo usano come cacatoio. Un modello è vivo, partecipe,esempio quotidiano che guida i nostri pensieri,le nostre azioni.La scuola dovrebbe appropriarsi di certe storie, proporle agli studenti, farne un punto di riferimento. Perchè stimolino l'emulazione. Come avviene coi veri modelli, che si incarnano nel corpo e nell'immaginazione di un ragazzo che si affaccia alla vita e gli danno le ragioni per pensare alto, per desiderare di essere migliore, per ragionare con generosità e slancio.Tutte cose fortemente deprezzate in un mondo che esalta il più furbo, il più forte , il più prepotente.Possibile che l'Italia tutta sia presa da una specie di pigro torpore, per cui ogni decisione del Parlamento ci lascia se non indifferenti, rassegnati e apatici, come se fosse parte di una sciagura inevitabile? Per tutte le persone indignate, continuare a subire la mutilazione che si compie ai danni della democrazia significa diventare complici di quella sovversione.Reagire,non rassegnarsi,non perdere la capacità di indignarsi,farsi sentire. E non per "vincere o prevalere", ma prima di tutto per il rispetto che dobbiamo a noi stessi e alla verità.Non si tratta di politica ma di giustizia. Pochi si rendono conto che questo è un Paese assetato di giustizia. Anche se finge di non crederci, anche se pratica il vezzo del cinismo,anche se pretende di credere che la furbizia vinca su tutto. E non parlo di una giustizia astratta,sbandierata,retorica,proclamata e fumosa. Ma di quelle piccole giustizie quotidiane che costituiscono poi la grande rete del vivere civile.Bisogna credere sempre meno nelle analisi astratte e sempre più negli esempi. Se vogliamo cambiare qualcosa nel nostro Paese sarà bene fare conoscere chi lavora fuori dai riflettori, siuazioni difficili e rischiose. Esempi di insegnanti appassionati, di cittadini onesti, di giornalisti coraggiosi, di giudici coscienziosi, di politici trasparenti.Poichè è da queste persone che comincia la creazione di un tessuto connettivo sociale nuovo che può salvare il nostro paese dal degrado e dall'abbandono di sè.

lunedì 21 giugno 2010

Salerno-Reggio e lo spreco di milioni di euro


Dopo aver dimostrato scarse competenze linguistiche,geografiche e culturali il presidente della regione Calabria sta facendo di tutto per confermare la sua incapacità a governare una regione alla deriva.
Giuseppe Scopelliti, ex sindaco di Reggio Calabria e presidente regionale dallo scorso marzo, non ha certo fatto carriera per le sue capacità di risparmio.Le finanze del Comune dello Stretto sono fra le pi dissestate d'italia. In aggiunta, lo Stato dovrà pagare un conticino da circa 87,5 milioni di euro per la variante di tracciato per gli ultimi 9 chilometri dell'A3 imposta da Scopelliti al consorzio impregilo-Condotte (macrolotto 6). Le imprese non solo non realizzeranno il tratto finale ma incasseranno 80 milioni di euro di adeguamento prezzi pi 7,5 milioni di mancati utili dalle casse statali. Se il consorzio avesse eseguito l'opera, le maggiorazioni sarebbero state ancora pi salate. L'Anas si trova con l'ennesima patata bollente, dopo le frane e le infiltrazioni criminali evidenziate dai 52 arresti della Dda di Reggio Calabria l'8 giugno. Questa indagine è legata al macrolotto 5, appena pi a nord del macrolotto 6, nella zona della Piana di Gioia Tauro dove la ndrangheta è padrona assoluta.

Impregilo e Condotte sono state costrette a pagare il 3 per cento sui lavori oppure a subappaltare a società di costruzione vicine ai clan. Per loro l'unica possibilità di guadagno sta appunto nel contenzioso con l'Anas, mentre le opere procedono a rilento. Sul macrolotto 5 ci sono richieste aggiuntive da parte delle imprese per 900 milioni di euro e lavori realizzati al 60 percento. Il macrolotto 6, invece, era la cenerentola dell'A3, con lavori realizzati ai 3 per cento del totale anche prima della rinuncia alla variante Scopeiliti. Un fantasioso cronoprogramma dell'Anas prevede l'inaugurazione nel gennaio 2011. Adesso la società di Stato dovrà riassegnare i 9 chilometri restituiti al mittente da Impregilo-Condotte. Chi possa essere interessato alla gara non è ben chiaro, visto che scappano dalla zona anche due fra i principali costruttori italiani. Tuttavia, il presidente dell'Anas Pietro Ciucci ha recentemente confermato le previsioni di chiudere tutti i lavori sulla Salerno-Reggio Calabria entro il 2013. La realtà è un optional.