Guardare questo documentario ci potrebbe aiutare a capire quello che sta succedendo oggi. Non è altro che un ritratto impeccabile di una società che non è cambiata affatto e che lascia ai margini chi ha volontà, i "nuovi schiavi" una volta i meridionali oggi gli immigrati. Noi calabresi dovremmo ricordare quando eravamo noi gli esclusi ai margini.Quando al nord venivamo lasciati su strade fetide e buie dove per dormire non avevamo che qualche scatolone bagnato e per defecare bussolotti colmi di merda. Dove i topi ti mordevano e le zecche non ti facevano dormire. Tutto questo per il diritto più naturale al mondo quello al lavoro. Gli italiani hanno la memoria corta, oltre che l'intelligenza debole.
"In Fabbrica" è una storia di volti, di facce operaie, un ritratto umano delle persone che hanno popolato e popolano le fabbriche italiane. E' un omaggio al loro lavoro, ai loro gesti, alla loro professionalità. E' un mosaico di voci, di dialetti, un ritratto della grande e della piccola fabbrica che insieme ci restituiscono un'immagine dell'Italia.
Questo racconto inizia dal cancello di una fabbrica degli anni Cinquanta. Dietro il portone una massa di lavoratori si prepara ad entrare, alcuni a piedi, altri trascinando una bicicletta o un motorino. Sono vecchie immagini degli archivi Rai, girate dentro una fabbrica siderurgica. All'interno gli operai sono al lavoro: precisi, puntuali calcolano i gesti, sopportano il rumore.
Da questa fabbrica del primo dopoguerra inizia il nostro viaggio attraverso la coscienza operaia del Novecento per comprendere e restituirne tutte le trasformazioni.
La narrazione è affidata alla voce degli operai, sono loro a raccontare il proprio lavoro, le aspirazioni, le sconfitte, le speranze. Il racconto è formato da interviste d'epoca, tratte dagli archivi Rai e Aamod, e da testimonianze dirette raccolte in una fabbrica di oggi. Dall'Italia contadina a quella del miracolo economico, dalle lotte dell'autunno caldo ai 35 giorni di sciopero serrato alla Fiat, fino ai giorni nostri attraverso i volti e le voci operaie
martedì 12 gennaio 2010
sabato 9 gennaio 2010
Vi spiego quello che succede a Rosarno
E’ trascorso poco più di un anno da quella strage di Castelvolturno, la strage di San Gennaro dove persero la vita sei nigeriani clandestini caduti sotto i colpi del gruppo di fuoco della camorra scissionista dei casalesi. Furono fatte molte ipotesi un anno fa, ma dalle indagini è emerso che nessuno di quegli immigrati era legato o aveva lavorato al servizio della criminalità organizzata. Anche se su una popolazione di 11.000 immigrati, di cui solo 2000 regolari e con una disoccupazione record non è difficile immaginare che molti di essi si dedichino all’ illecito con il beneplacito dei boss locali. Il giorno dopo la strage, per la prima volta in Italia, vi fu una sommossa della comunità di extracomunitari. Chiedevano protezione, rispetto, giustizia. Distruggevano tutto e gridavano “Noi non siamo bestie!”
Due giorni fa un episodio analogo, cambia la latitudine, ci spostiamo nel profondo sud, sparano da un’auto in corsa su un gruppo di lavoratori stagionali. Ne feriscono due, un rifugiato politico con permesso di soggiorno e un clandestino. Urlano i feriti: “Noi non siamo bestie!”. Scoppia la protesta, la comunità africana si mette in marcia sulla via Nazionale, la strada principale di Rosarno e distrugge tutto quello che le capita a tiro. Feriscono una donna mettono a ferro e fuoco la città, si scontrano con i residenti che reagiscono alle violenze, nascono sassaiole, la caccia all’ immigrato, i tentativi di metterli sotto con le auto. L’ultimo bilancio è di 37 feriti, 19 fra gli extracomunitari e 18 fra le forze dell’ ordine.
Due giorni fa un episodio analogo, cambia la latitudine, ci spostiamo nel profondo sud, sparano da un’auto in corsa su un gruppo di lavoratori stagionali. Ne feriscono due, un rifugiato politico con permesso di soggiorno e un clandestino. Urlano i feriti: “Noi non siamo bestie!”. Scoppia la protesta, la comunità africana si mette in marcia sulla via Nazionale, la strada principale di Rosarno e distrugge tutto quello che le capita a tiro. Feriscono una donna mettono a ferro e fuoco la città, si scontrano con i residenti che reagiscono alle violenze, nascono sassaiole, la caccia all’ immigrato, i tentativi di metterli sotto con le auto. L’ultimo bilancio è di 37 feriti, 19 fra gli extracomunitari e 18 fra le forze dell’ ordine.
E fa quasi impressione che il Paese si risvegli come da un torpore e scopra che esiste la Piana di Gioia Tauro come più di un anno fa scoprì la Domitiana. Scoprì che esisteva un universo di baracche dove vivevano ammassati i regolari e gli irregolari, quelli che un lavoro ce l’hanno e quelli che invece mendicano, o peggio, vengono assoldati dalle mafie per gestire l’illecito. Condizioni disumane a Castelvolturno, condizioni disumane per gli stagionali che si spostano più volte l’anno per raccogliere pomodori, arance, olive. Per fare quello che gli italiani ormai non fanno più. E fa quasi impressione che sia una parte del Pil di questo Paese intorpidito. E non è difficile immaginare che in una regione stretta nella morsa della ‘ndrangheta, dove pure per lavorare nei campi devi avere il “permesso”, si sia trattato di un regolamento di conti tra clan rivali e che dietro la guerriglia degli immigrati si nasconda la longa manus dei boss.
La cosa più semplice da fare ora sarebbe quella di punire solo i più deboli, del resto abbiamo già leggi molto feroci da questo punto di vista. Leggi che non favoriscono l’integrazione, ma che al contrario esasperano l’apartheid. Altro è, invece, stanare chi sfrutta il lavoro nero per arricchirsi, chi soffia sul fuoco della disperazione, della paura. Rosarno come Castelvolturno non sono città razziste, così come quelli che vanno a sbarcare il lunario per i campi non sono dei criminali. E soprattutto non sono bestie
La cosa più semplice da fare ora sarebbe quella di punire solo i più deboli, del resto abbiamo già leggi molto feroci da questo punto di vista. Leggi che non favoriscono l’integrazione, ma che al contrario esasperano l’apartheid. Altro è, invece, stanare chi sfrutta il lavoro nero per arricchirsi, chi soffia sul fuoco della disperazione, della paura. Rosarno come Castelvolturno non sono città razziste, così come quelli che vanno a sbarcare il lunario per i campi non sono dei criminali. E soprattutto non sono bestie
sabato 5 dicembre 2009
L’omosessualità raccontata. “Una famiglia normale”: il libro di Stefano Bolognini

ROMA - Ci incontrammo in un Cafè al centro di Roma e l’intervista non durò che mezz’ora ma
si rivelò un torrente di rivelazioni, d’informazioni, di verità. Un fiume in piena pronto a spazzare
qualsiasi dubbio o pregiudizio proprio come il suo libro, “Una Famiglia Normale” edizione
Sonda, dove attraverso le interviste, a madre, padre, nonna, zia, fratello e cugino con rispettive
compagne, fidanzato e suocera l’autore ricostruisce e racconta come la sua famiglia, di stampo
tradizionale, ha reagito di fronte alla sua omosessualità, in un reportage che scava reazioni e
sentimenti, ansie, difficoltà e gioie.
Stefano, un bel sorriso sul volto intelligente e uno sguardo furbesco quasi a dir stai tranquillo, so io quel che faccio e che dico. Il meglio dell’autore è sempre nel libro, mai nella persona che lo ha scritto, eppure la prima cosa a colpirmi di Stefano Bolognini è l’agilità del suo cervello: riesce a dire quello che vuole e a tacere quello che vuole con la sveltezza dei maghi che tolgono un coniglio dal cilindro. La sua parlata è semplice, appena snobistica per via del suo accento bresciano: rende accettabile tutto quello che dice. La sua costruzione della frase è familiare, simpatica: trasforma allegramente anche discorsi noiosi. Trascorsi con lui dei minuti gradevolissimi durante nei quali giocai a fare l’avvocato del diavolo, basandomi su una precisa scelta morale: decisi di vestire i panni di quell’Italia cafona, bigotta vile e ignorante. L’Italia che conservatrice che vegeta nell’oscurantismo e nell’oscurantismo ci sta bene. Insomma un Italia che è (ahimè) la mia Calabria. Lo stuzzicai con domande di chi non sa nulla e non conosce nulla, le domande di una persona che vede nell’omosessualità una devianza mentale, una perversione (come la definisce la chiesa). Di chi vede negli omosessuali un pianeta a parte un mondo a parte, che gli omosessuali li ha solo visti in tv e al cinema sbeffeggiati e stereotipati. Tutto questo per far capire a chi la pensa così, che gli omosessuali non sono una fauna speciale e trattarli come se vivessero su un altro pianeta è stupido e privo di senso. Ciò che interessa agli eterosessuali interessa agli omosessuali. Si parla di dignità, diritti e doveri. Questa intervista non vuole essere nulla di più di ciò che è, un introduzione alla conoscenza di una realtà sociale che ci appartiene. Una conoscenza che può essere approfondita con la lettura di uno del libro-inchiesta più interessante di quest’anno “Una Famiglia Normale” di Stefano Bolognini. E tornando all’autore e alla nostra intervista, allorché lo lasciai, sapevo di lui ancora di meno di quand'ero arrivato. Ciò mi convinse dell'unica cosa sulla quale non possono esistere dubbi ed equivoci: che è un uomo. A differenza di molti che si definiscono tali egli è un uomo coraggioso ed onesto.
Inizierei dal titolo del tuo libro “Una famiglia normale” ma soprattutto mi concentrerei su questo termine, “normale”. Cosa significa per te la normalità?
"Un famiglia normale è esattamente quello che desideravo quando da ragazzino 15enne vedevo i miei compagni con la fidanzata che, prima o poi, nell’ipotesi il loro rapporto fosse andato “bene”, una volta cresciuti si sarebbero sposati e avrebbero avuto dei figli. Quella famiglia normale o tradizionale se vogliamo in qualche modo mi veniva preclusa perché mi sembrava chiaro già nella mia adolescenza che essendo omosessuale mi muovevo su binari diversi da quelli della presunta
normalità"
Ma cos’è la normalità?
"Ne esistono tre tipi se vogliamo andare a guardare il punto di vista
sociologico, essa è quello che fa il 90% di persone se vogliamo usare un dato statistico".
Ma per te? "Per me era quello che vedevo in casa, il rapporto tra genitori che non potevo
replicare amando gli altri uomini. Quindi questa era la sostanziala differenza. Quella famiglia
normale, invece, a distanza di 10 anni una volta cresciuto me la sono ritrovata. Pur essendo
fidanzato con un uomo, e questo è quello che ho voluto raccontare nel mio libro".
Perché scrivere questo libro?
"Perché era un libro che mancava. Mancano le testimonianza
di omosessuali che raccontano semplicemente la loro esperienza. Ho fatto da segretario ad un
parlamentare, Franco Grillini, e nel suo ufficio mi capitava di stare spesso a stretto contatto con
diversi giornalisti, questi mi chiedevano, quando si parlava di omosessualità soprattutto in tv, “i
casi umani”: una coppia che uno sia nero ed un albino ovviamente è un esempio, per far capire
quanto fosse al straordinarietà dell’omosessualità che secondo questi giornalisti era notizia.
Invece è notizia l’estrema normalità dei rapporti affettivi, quando a 18 anni dopo una partita di
calcio un mio amico mi disse “ cavolo, ma tu hai i medesimi problemi che ho io con la mia
fidanzata”, in quella frase è riassunto quanto siamo simili".
Leggendo ho notato che i personaggi intervistati hanno tutti accettato la tua omosessualità la vedono come uno stato di normalità, ecco questa famiglia così idilliaca può lasciare scettico il lettore. Possibile che chiunque nella tua famiglia ti abbia accettato, cosa e chi hai perso nel tuo coming out? E perché non lo hai inserito nel libro? Sembra un po’ ritoccato…
"Assolutamente no, semplicemente manca una parte della mia famiglia. Mi sono chiesto in principio “cos’è una famiglia”. E per me famiglia è composta da quelle persone con cui si hanno delle relazioni continuative e affettive di solidarietà. Tutte le nomali famiglie italiane hanno un diverso grado di vicinanza con i parenti. Io con alcuni sono riuscito ad avere questo tipo di rapporto sereno. Ma più che completa accettazione io credo che
siano sereni, esprimono comunque dei loro dubbi…"
L’ho notato leggendo il libro, e mi è sembrato di notare anche una forzatura del termine famiglia, parlando del tuo rapporto col tuo compagno ad ogni intervista chiedi all’intervistato “per te siamo una famiglia?”, va da se che tua madre, ad esempio, pur ha accettando il rapporto con il tuo compagno non riesce a considerarvi una famiglia…
"Il mio testo vuole testimoniare che una famiglia etero tradizionale può avvicinarsi ad una famiglia gay, può cercare di capirla, può interloquire cioè si può parlare nella famiglia tradizionale italiana di omosessualità. Dall’altra parte però permangono dei dubbi per esempio: tutti i miei parenti pur accettando l’omosessualità non capiscono cosa sia il gay pride e lo condannano. Mia madre dice, soffrendo, che quando vede me e il mio compagno non vede una famiglia. Vede un unione, vede un grande amore però secondo lei la famiglia è uomo e donna".
L’omosessualità e ritenuta, da alcuni, una anormalità ancora oggi. Potresti spiegare cos’è l’omosessualità insomma, è una devianza? Una scelta?
"Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’omosessualità è una normale espressione dell’orientamento sessuale umano. È tra le opzioni dall’eterosessualità,al lesbismo, al transessualismo tutto questo è “normale” come dice il titolo. Gli studi scientifici in qualche modo hanno cercato di dare larisposta su che cosa sia il problema di fondo secondo me è una domanda
mal posta. Cos’è l’eterosessualità? Perché si è eterosessuali? Basta agli eterosessuali sapere che sono dei riproduttori e devono portare avanti la specie per esaurire quella che può essere l’esperienza umana?".
Perché pensi che l’omosessualità sia ritenuta in Italia, ma non solo, una forma di devianza ancora oggi?
"C’è più un pregiudizio storico che lega l’omosessualità al vizio, alla diversità, allo sbaglio, all’errore, alla malattia. Ci portiamo dietro una serie di aggettivi non piacevoli. Cosa c’è di
deviante in un individuo omosessuale? Mi sembra molto lontano come termine dal raccontare la realtà di un omosessuale".
Per te l’omosessuale fa parte di una minoranza come nella storia ne hanno fatto parte le donne, gli ebrei ecc. ?
"Al giorno d’oggi si. Perché esiste una minoranza di gay visibili che è una minoranza nella minoranza. E partecipano insieme agli eterosessuali alla costruzione di un futuro migliore
e come minoranza subiscono pregiudizi, diffidenze. Sarebbe lungo farne un discorso paraganando minoranza ebraica e minoranza omosessuale anche se è interessante nella percezione di omofobia. Nessuno oggi si sognerebbe di dire “ebrei al rogo” o nel caso dovesse accadere dal punto di vista istituzionale ci sarebbero delle prese di posizioni davvero dure. Pochi mesi
fa Pier Gianni Prosperini (nda. Assessore regionale ai giovani, allo sport e al turismo della Regione Lombardia di Alleanza nazionale) ha detto “garrottiamo gli omosessuali”. Ecco la garrotta è costituita da un cerchio di ferro fissato ad un palo, che viene stretto mediante una vite attorno al collo del condannato, fino a provocarne la morte per strangolamento. Ecco quella
dichiarazione non ha avuto peso, questo sta a significare che vi è minoranza da questo punto di vista. In più un ebreo nasce in una famiglia ebraica perciò porta su di se tutta una tradizione che gli viene trasmessa, l’omosessuale nasce in una famiglia eterosessuale generalmente. E quindi
si trova da solo a dover prima di tutto avvicinarsi a quel tipo di cultura che gli è più congeniale".
Mi chiedo perché in una società dove tutti possono convivere liberamente cioè senza dar scandalo, senza essere condannati o considerati reprobi, gli omosessuali sentano l'improvviso e acuto bisogno di sposarsi davanti a un sindaco o a un prete.
"La non possibilità di non sposarsi pone una differenza e per questo nasce la discriminazione. Io eterosessuale ho un diritto e dovere quello di sposarmi se lo volessi, io omosessuale no. Da questo sbarramento nasce la volontà della comunità omosessuale di voler accedere all’istituto matrimoniale. Ma non è facile, alcuni omosessuali sono per il matrimonio civile, altri per quello
religioso (i cattolici che sono una minoranza), altri per l’abbattimento della famiglia tradizionale -questo perché la famiglia e il luogo dove nasce l’omofobia-. Altri sono come me, solo per le unioni civili, io considero il contratto matrimoniale un contratto troppo rigido, crea diritti e doveri anche post morte. Ma ci sono anche problemi di vita quotidiana: la coppia che si trova di fronte a discriminazioni belle e buone e il caso della famiglia che non consentiva al fidanzato che viveva magari da dieci anni con il figlio di assisterlo in ospedale perché in ospedale possono assistere solo i parenti. La richiesta di accompagnamento, di ferie. Quando parliamo di unioni civili, non parliamo solo di diritti ma anche i doveri di portare avanti una coppia".
Si parla spesso di diritto di adozione per le coppie omosessuali, ma un bambino non è un cane o un gatto da nutrire, alloggiare e basta. Non pensi che l’adozione da parte di coppie omosessuali possa sovvertire il concetto biologico di famiglia?
"Cos’è un concetto biologico di famiglia? Non esiste un concetto biologico di famiglia perché la famiglia è una costruzione sociale umana. In natura non esiste la famiglia".
Un bambino nasce da un padre e una madre. Non si può consegnare un bambino, cioè una creatura indifesa e ignara, a genitori coi quali egli vivrà credendo che si nasce da due padri o due madri non da un padre e una madre…
"Faresti la stessa domanda ad una donna single? Ad un padre single? A due nonni perché non hanno l’età giusta? Io credo che un bambino abbia bisogno soprattutto di amore. E sia una coppia di omosessuali quanto una coppia di eterosessuali può darlo. Però penso che sia un falso problema. Lo è perché non ci sono abbastanza bambini adottabili in Italia per il numero di coppie eterosessuali che chiedono l’adozione, quindi credo che il problema dell’adozione gay non si porrà nel nostro paese in futuro. Sono fermamente convinto che l’adozione sia un diritto del bambino e non del genitore. E quindi se dal punto di vista si scoprisse che, una coppia di omosessuali non è in grado di crescere un figlio sarebbe da vietare. Il problema è che non è così, decine di saggi stabiliscono che nella crescita il figlio di coppie omosessuali è esattamente identifico al figlio di una coppia etero anzi, ha un qualcosa in più, crescono più tolleranti".
Tu vivi alla luce del sole la tua sessualità, hai mai ricevuto atti
intimidatori sei mai stato vittima di comportamenti omofobi?
"Due volte ma non era nulla di rilevante: ero mano nella mano col mio fidanzato al testaccio e un gruppo di quindici stranieri ci urlato “froci”. Però a questo livello e con la coscienza acquisita non ti turba. D’accordo lo percepisci e ci pensi, del resto erano 15 contro due e le storie degli omosessuali picchiati ci sono, però direttamente no; nemmeno sul lavoro cose di questo tipo. Anche perché credo che essere visibile mi ponga in una posizione di forza, è difficile discriminare una persona che è visibile e quindi apertamente omosessuale perché non te le manda a dire insomma. Non vuol dire sbandierare la propria sessualità semplicemente se mi si chiede se ho una fidanzata rispondo: “ no ho un fidanzato”ed è questa la mia realtà".
Pacs, Dico e adesso Didore, pensi che ci sia davvero un volere da
parte dei politici o meglio dei politicanti nel realizzarli. Il governo di sinistra ha dimostrato di non esserne capace e adesso che vengono proposti i Didore sia PDL che PD si oppongono fermamente e…
"Vi sono stati 80 firmatari secondo il Ministro Rotondi, che ha rilasciato un intervista al “Tempo” sulla proposta di legge. Quindi un numero elevato. C’è da dire che è una proposta di legge che non soddisfa gli omosessuali anzi è addirittura penalizzante nel senso che non consente ad esempio la reversibilità della pensione. È più una via gradualistica, penso che in Italia succederà come in Inghilterra bocceranno due volte le unioni civili e arriveremo direttamente al matrimonio gay che in Inghilterra si chiama Civil Partnership Act".
Ascoltandoti pensavo che gli omosessuali non possano dare esempio di forza. Perché sono senza autorità, incerti, malsicuri e non sanno comandare. Lo hanno dimostrato con il precedente governo quando avevano le redini del potere o meglio la comunità omosessuale era rappresentata in parlamento…
"Ma si può dire chiaramente che la sinistra non ha avuto la volontà di approvare un progetto di legge come questo, anche per l’opposizione della chiesa, ovvio, ma perché a mio parere la
sinistra non ha ancora fatto i conti con l’omosessualità".
Hai citato la chiesa a questo proposito la Francia di Sarkozy si prepara a presentare all’Onu una proposta per depenalizzare l’omosessualità in tutto il mondo, cancellando le leggi che adesso penalizzano l’amore fra persone dello stesso sesso con la galera e addirittura con la condanna
a morte. Il primo stato ad opporsi è stato il Vaticano…
"Il documento che veniva presentato all’ONU era molto chiaro, si chiedeva agli stati di eliminare
dai loro codici civili e penali quelle leggi che incarceravano o punivano con la pena di morte gli omosessuali. Arrampicandosi sui vetri la Chiesa ha chiesto di non approvare questa depenalizzazione mondiale, che è una dichiarazione d’intenti ma che potrebbe rappresentare un passo importante, sostenendo che di lì a poco la cosa avrebbe acconsentito alle unioni civili e alla distruzione della famiglia tradizionale. Penso che sia un atto gravissimo
ma che viene da uno stato che ha eliminato la pena di morte da pochi anni, che rimane una monarchia assoluta e…".
Pensi che sia eccessivo il rilievo che si dà alle posizioni vaticane in
merito all’omosessualità?
"Penso di si, ma non mi capacito del fatto che tutti i TG tutti i giorni ci informino su ciò che ha detto il santo padre, in quanto ciò che dice il Santo Padre riguarda una buona fetta d’italiani però non tutti".
È normale che la chiesa faccia la chiesa, è così da secoli ormai forse la
comunità omosessuale dovrebbe pensare ad altro.
"Se da quel balcone ti senti continuamente dire che sei sbagliato, che non sei fatto per la famiglia, che puoi vivere da omosessuale ma devi vergognartene e addirittura si è arrivati a dire l’omosessualità è una perversione, e poi ci sono dei tentativi cattolici di curare gli omosessuali in eterosessuali, se pensiamo a tutto questo ti rispondo che è semplicemente una reazione di banale difesa ed è anche blanda".
Che consiglio daresti ad un padre o ad un madre che ha appena saputo
che suo figlio è omosessuale?
"Respirare profondamente, pensare di leggere il mio libro e comunque di non immaginare un futuro per forza fosco, depresso, triste. L’omosessualità, come l’eterosessualità, può dare un sacco di soddisfazioni e non sto parlando dal punto di vista semplicemente sessuale ma umano, sociale…".
A chi pensi possa servire questo libro, forse alla famiglia?
"Lo consiglierei a tutti gli eterosessuali che vogliono almeno cercare di capire la prospettiva di un omosessuale, che vogliono andare oltre. Penso possa servire agli omosessuali che non si dichiarano, ci si mette in una posizione di forza; io l’ho fatto e la mia famiglia è del nord da una cittadina relativamente piccola. Alle madri che temono che i loro figli siano omosessuali e cercano di prevedere come sarà il loro futuro e intendiamoci, non voglio tracciare un futuro, ognuno sceglie di fare di se ciò che crede".
Stefano, cosa significa essere un uomo?
"Essere uomo vuol dire fare i conti con se stessi fino in fondo e non avere paura di esprimere la propria verità anche se è stigmatizzata. Insomma lottare...e godere, perché noi abbiamo una vita sola...almeno noi atei!".
Scritto da Simone Alliva
Lunedì 12 Gennaio 2009
Il Fatto Online:l'altro modo di fare notizia
Quotidiano online con notizie dalle provincie calabresi, dal messinese e dalla capitale
Tutti i Diritti Riservati
venerdì 4 dicembre 2009
Intervista a Enrico Piovesana, giovane inviato di guerra.
La guerra raccontata da chi la vede ogni giorno.Dall'esperienza di un reporter,inviato di guerra,Enrico Piovesana,al racconto della guerra in Cecenia.
Intervista di Simone Alliva
Intervista di Simone Alliva

Non molto spesso si parla,si leggono degli articoli,si guardano delle immagini alla televisione o su internet e non si pensa che per prendere quelle immagini, per raccogliere quelle informazioni si è rischiato la vita.
Il mestiere del giornalista è un mestiere affascinante, nobile. Quello dell’inviato , lo è ancora di più, ha un fascino se vogliamo maggiore, ha un che di avventuroso ed eroico.
Per il penultimo appuntamento con la rubrica “Niente e Cosi Sia”, prima della consueta pausa estiva, Portale Giovani ha avuto l’onore di intervistare Enrico Piovesana, vincitore del premio Enzo Baldoni 2007, sezione internet. Ha soli 32 anni, giornalista professionista, lavora a Peacerporter.net, dove ha seguito dal 2003 i conflitti in Afghanistan,in Cecenia,in Birmania,in Iraq,nelle Filippine.
*****
Quando incontro un giornalista o semplicemente quando leggo un articolo capisco se chi ho di fronte è: un Uomo, una persona che fa questo lavoro perché ci crede, per passione, perché lo sente come un dovere a cui non può sottrarsi. Oppure posso avere di fronte la persona o l’articolo di un beota, uno che pensa che il giornalista ha potere e che in virtù di questo fa da cane di compagnia a chi di potere ne fa abuso. Giornalisti come Enrico Piovesana sono gemme rare,irripetibili, per me che leggo i suoi reportage da un anno esatto, esempi da seguire,strade aperte da percorrere. L’ho detto mille volte non credo nell’oggettività, credo in quello che vedo e in quello che sento. L’intervista che vi propongo è stata la più interessante e la più appagante che abbia mai fatto , a dispetto dei “grandi nomi” che ho avuto l’onore di conoscere ed intervistare grazie a Portale Giovani. Questa intervista è il risultato di una lunga telefonata cosa che non amo, come ho già affermato su queste pagine, anzi che detesto, il perché è semplice hanno il difetto di essere fredde e prive di contatto, con esse infatti non puoi guardare in faccia il tuo interlocutore,scrutarlo negli occhi. Esse si svolgono solo attraverso il canale vocale e ciò la limita. È difficile tracciare un profilo dell’intervistato telefonicamente ciononostante sono riuscito a capire Enrico Piovesana un Uomo semplice, con una grande passione e tanto coraggio quello che serve per questo mestiere ma soprattutto per la vita.
È la molla della vita, il coraggio. Accendemmo il fuoco perché avemmo coraggio. Uscimmo dalle caverne e piantammo il primo seme perché avemmo coraggio. Ci gettammo in acqua e poi in cielo perché avemmo coraggio. Inventammo le parole e i numeri, affrontammo le fatiche del pensiero, perché avemmo coraggio. La storia dell'Uomo è anzitutto e soprattutto una storia di coraggio: la prova che senza il coraggio non fai nulla, che se non hai coraggio nemmeno l'intelligenza ti serve. E il coraggio ha molti volti: il volto della generosità, della vanità, della curiosità, della necessità, dell'orgoglio, dell'innocenza, dell'incoscienza, dell'odio, dell'allegria, della disperazione, della rabbia, e perfino della paura cui rimane spesso legato da un vincolo quasi filiale. Però esiste un coraggio che non ha niente a che fare con quei tipi di coraggio: il coraggio cieco e sordo e illimitato, che nasce dalla sete di verità. Non ha confini il coraggio che nasce dalla passione per la verità e per la verità si realizza. Non tiene conto di alcun pericolo, non ascolta nessuna forma di raziocinio. Pretende di muovere le montagne e spesso le muove.È il caso di Enrico Piovesana.
1. Anzitutto mi piacerebbe parlare di lei, del suo mestiere. Come nacque questa vocazione, come si manifestò?
Fare il giornalista è un mestiere con diverse sfaccettature, c’è chi fa il giornalista ai TG ed è un mestiere. C’è chi lo fa come noi ed è tutto un altro mestiere. Ciò che volevo fare io era girare per il mondo e raccontare cose di cui pochi parlano. Il desiderio è nato tempo fa ho cominciato ad occuparmi notizie di conflitti come hobby, mentre studiavo a Perugia presso la facoltà di “Scienze Politiche” ho collaborato per un annetto col “Corriere dell’Umbria” occupandomi di cronaca locale, poi sono andato a lavorare in un giornale on-line sempre di cronaca locale e proprio lì ho imparato ad usare internet e a creare i siti e sempre lì ho sviluppato il sito di “World News” che aveva avuto al epoca un discreto successo. Successivamente fatto domanda per alcune scuole di giornalismo e sono stato preso alla scuola di Milano sicché mi sono trasferito in questa città per fare la scuola di giornalismo che era alternativa al praticantato in un giornale, ho svolto un po’ di stage agli esteri per il “ Corriere Della Sera” dove ho realizzato che non era quello il tipo di giornalismo che volevo fare visto che non gradivo il sistema. Sa è tutta una grossa macchina dove tu sei un piccolo ingranaggio e non conti niente, non c’è gran libertà di lavorare e tutto abbastanza deciso sopra la tua testa. Finita la scuola di giornalismo ho avuto la fortuna di essere stato contattato e ho fatto un po’ il free lance viaggiando, in particolare andando in Iraq poche settimane prima dell’inizio della guerra nel 2003 dove ho mandato alcuni pezzi a testate come “L’Unità“, “Liberazione” ecc. proprio lì ho conosciuto altri giornalisti e sono venuto a sapere che stava nascendo un progetto editoriale come “Peacereporter” mi hanno chiesto di entrarci e ci sono entrato.
2. Tutte le notizie che ci arrivano dall’estero, sono vere o arrivano attraverso dei compromessi?
Il 90% sono balle e solo il 10% è vero. Tutto quello che viene dall’estero è in gran parte filtrato distorto o comunque presentato in maniera ,se non distorta, superficiale e quindi assolutamente poco veritiera.
Uno dei motivi principali al di là della volontà di manipolazione dell’informazione, è la mancanza di persone che hanno voglia di recarsi sul posto per vedere le cose con i propri occhi, quindi anche un’impossibilità di capire le dinamiche che da dietro una scrivania sono ben difficili da capire, da interpretare quindi molte volte, al di là della mala fede che ogni tanto c’è purtroppo soprattutto quando si parla di questioni delicate soprattutto di conflitti di un paese coinvolto ecc, si arriva addirittura alla censura di certe cose però spesso si tratta di scarsa professionalità se vogliamo perché certe dinamiche ,certe situazioni si possono capire o seguendole molto e studiandole molto o meglio ancora andando sul posto e riuscendo a parlare con la gente vedendo le cose direttamente, solo in questo modo le notizie che tornano, che si riportano indietro sono notizie più veritiere. Poi dipende da come si considera l’informazione se come strumento di potere a servizio di qualcuno o come una sorta di diritto all’informazione dove tutto deve essere riportato.
3. Cosa ha imparato a livello umano in questi paesi, in queste città, in queste guerre?
Ho imparato che tutte le popolazioni dei paesi in cui sono stato che fossero l’Iraq,l’Afghanistan,la Cecenia o le Filippine o la Birmania sono popolazioni che non vogliono la guerra. Quando c’è una situazione di conflitto la gente ,tranne rari casi in cui può appoggiare sia una parte che un'altra, finisce sempre col pagarne il prezzo maggiore di essere maggiore in termini di qualità della vita, di vita stessa. Il fatto che noi da qua possiamo pensare che la gente di certi paesi che vivono situazioni di conflitto patteggiano per una parte o per l’altra in realtà la gente normale tendenzialmente vuole solo vivere tranquilla e in pace. Ho imparato che le persone che vivono in situazioni più difficili delle nostre dimostrano un umanità assai maggiore di quella che ormai da noi si è perduta.
4. Parlando della Cecenia si può definire una guerra strana, si parla di 100 esecuzioni civili al mese e 3000 cadaveri solo nel 2003. Si parla di atrocità, brutalità senza pari. L’America ha contestato l’elezione presidenziale tenutasi nel 2004 ma si è fermata lì, il mondo resta muto…
È da più di dodici anni che la Cecenia si trova in un paese delirante che inizialmente era impegnato in una sorta d’indipendenza nazionalistica contro la Russia da cui si voleva staccare, ed è una guerra che affonda le sue radici nel 800 quando l’impero zarista aveva occupato il Caucaso. Insomma i Ceceni non hanno mai voluto i russi tra i piedi, perché sono culture molto diverse. Il problema è che da anni leader storici del nazionalismo Ceceno sono stati uccisi dalle truppe russe con una guerra tremenda che ha fatto un vero genocidio di popolazione civile, sono rimasti in campo solamente le forze della nuova generazione cecena che sono questi mussulmani molto radicali e molto legati a quella ideologia internazionale Jihadista che poco ha che fare con il sentimento della gente cecena. La popolazione cecena si è mussulmana ma “all’acqua di rosa” non sono talebani, è gente molto normale che ha una religione, come noi siamo cristiani loro sono mussulmani , solo che ci sono questi guerriglieri che strada facendo si sono staccati dalla popolazione per cui dicono di combattere e adesso stanno portando avanti una guerriglia del tutto staccata dal contesto sociale in cui vivono…
5. Scusi ma l’ONU non fa nulla?
L’Onu non fa nulla. L’Occidente non fa nulla. Questo perché non vogliono disturbare la Russia che per ovvi motivi economici e commerciali hanno sempre dato mano libera alla Russia, continuano a darla anche nei periodi più duri della guerra quando la Russia bombardava a tappeto le città e villaggi facendo stragi di civili. Adesso la situazione è migliorata continuano i combattimenti, ma solo sulle montagne ci sono attentati,agguati, scontri, certo non è più quello che c’era anni fa e ciononostante l’Europa è sempre stata zitta perché non ha mai voluto disturbare un rapporto strategico con la Russia basato sulle forniture di Gas e sul commercio, sull’equilibri politico che insomma fa molto comodo ai governi occidentali per non parlare degli Stati Uniti che diciamo sono ben contenti di barattare il silenzio occidentale sulla Cecenia con il silenzio russo su certe cose che gli U.S.A fanno di molto simile in altre parti del mondo.
6. A che cosa fa riferimento?
Al fatto che comunque la Russia mai ha criticato le violazioni dei diritti umani che le truppe americane hanno compiuto in Iraq, in Afghanistan. Vi è un patto silenzioso tra le due potenze.
7. Torniamo in Cecenia, parliamo un po’ di un personaggio interessante per certi versi, un uomo che ha in mano l’intera Cecenia, un uomo spietato,brutale che sputa sui diritti umani e si fa gioco dei suoi garanti Ramzan Kadyrov….
( “Non è compito mio garantire il rispetto diritti umani” disse al Commissario Europeo per I Diritti Umani nel 2007)
Questo giovane rampollo della politica Cecena che proviene dal clan mafioso più potente è un personaggio umanamente molto particolare, un tipo violento, un tipo che insomma è veramente malvisto dalla popolazione, uno che ha fatto i soldi, ha ottenuto potere contrabbandando in petrolio,armi e tutto quello che poteva, oltre ad essere figlio del presidente che è stato ucciso nel maggio 2004. Ovviamente, facendo parte dell’amministrazione filorussa, è stato sempre il pupillo di Putin che lo ha allevato come successore del padre e quando ha raggiunto l’età legale per essere presidente, lo ha ammesso a presiedere la Cecenia come una sorta di proconsole della Russia che gestisce gli affari in Cecenia. Li gestisce in maniera anche abbastanza. Prima con i sequestri di persona con la scusa della rotta al terrorismo. Quando sono stato a giugno ho raccolto testimonianze su come questa milizia Kadyroviti andava in giro a sequestrare la gente torturandoli, per avere esclusivamente soldi li accusavano di essere ribelli, il tutto solo per soldi. Adesso la situazione è cambiata, forse Kadyrov è maturato è ha capito che si guadagna molto di più con il business della ricostruzione quindi adesso tutti i lavori e le costruzioni sono controllate dal racket del clan Kadyrov, da lui in particolare che controlla tutti i ristoranti, tutte le pompe di benzina, tutte le attività commerciali e tutti i cantieri edili e quindi si sta facendo tanti soldi dando anche un immagine di ritorno alla normalità alla Cecenia, che al contrario vive in una situazione molto tesa in cui i diritti umani sono assolutamente calpestati.
8. Non c’è parola sfruttata come la parola pace. Cosa intende lei per pace e lei crede davvero che esista una soluzione di pace per la Cecenia?
Io per pace intendo giustizia. Ci sono le paci imposte che se non sono percepite come paci giuste di solito durano molto poco. Nel caso della Cecenia la situazione era perfettamente recuperabile fino a qualche anno fa, quando c’era una controparte nazionalista ma moderata con cui i russi potevano dialogare e si poteva arrivare ad un compromesso di autonomia. Purtroppo questa scelta non è stata fatta ed i russi hanno sempre rifiutato un tentativo di dialogo, andando dritti per la loro strada hanno eliminato tutti i possibili interlocutori e adesso si ritrovano con dei personaggi che inneggiano ad Allah, con cui è impossibile ovviamente dialogare. L’unica speranza è che queste forze islamiche radicali pian piano vengano marginalizzate dalla stessa popolazione cecena che però d’altro canto non riuscirà mai , per motivi generazionali,storici,tradizionali a mandar giù il fatto di essere governati direttamente o indirettamente come avviene adesso comunque dalla Russia perché è una cosa che a loro non va giù ogni famiglia cecena ha uno o più persone morte,torturate o sparite e sono cose che ovviamente non si dimenticano quindi prima che ci sia una riconciliazione nazionale , una situazione di pace c’è ne vorrà parecchio. Ma forse se la situazione si andasse tranquillizzando e magari un po’ di benessere , un po’ di rapporti sociali un pochino più umani si riuscissero ad instaurare forse le prossime generazioni potrebbero dimenticare quello che è successo fino adesso e quindi si potrebbe andare verso la normalizzazione della situazione con magari dei gruppi di “banditi” e non ci sarebbe più un atmosfera di contrapposizione. Ormai parlare d’interventi internazionali ONU,caschi blu e cose del genere è inutile, sono stati proposti tante volt e negli anni passati da gruppi di diritti umani e non solo, ma ovviamente dato che la Russia ha sempre risposto picche, ha sempre affermato: “questo è una affare interno nostro non vogliamo che nessuno s’intrometta”. Ovviamente senza la volontà della Russia questo problema non si risolverà mai.
9. Qual è stato il suo ultimo viaggio e che altri viaggi in programma?
L’ultimo viaggio che ho fatto è stato in Birmania durante le proteste sanguinose che ci furono a settembre e ottobre sono stato anche nel sud delle Filippine dove si combatte ancora la guerriglia separatista islamica, dove ci sono anche gli americani che combattono nell’ambito della guerra globale nel terrorismo. Adesso sto lavorando ad un viaggio nel sud dell’Afghanistan dove la situazione è sempre peggiore e nelle aree tribali pakistane dove ci sono tutte le basi dei talebani e c’è chi dice anche della famosa Al Qaeda.
10. Un ultima domanda, e ne scusi la brutalità. Non ha mai avuto paura di morire in guerra?
Non mi sono mai trovato in situazioni così rischiose d’avere paura, visto che la guerra non è più quella della prima o della seconda guerra mondiale in cui ci sono due eserciti che sparano e si bombardano, anche se capita. Ci sono guerre di guerriglia in cui il rischio maggiore è quello di essere rapiti, quello di affidarsi a persone poco affidabili che ti possono vendere. Quelli sono i rischi maggiori che un giornalista corre, almeno che non si trovi in situazioni di combattimento di battaglia cosa che a me ,per fortuna, non è mai capitata. Ho corso dei rischi, sono passato a un filo da tanti attentati, autobombe robe del genere però lì ci si può affidare solo ad un minimo di misura di sicurezza ,di buonsenso e soprattutto sempre girare con persone di cui ci si fida ciecamente e che hanno a cuore l’incolumità del sottoscritto in questo caso. Ma la paura c’è sempre perché la paura aiuta ad essere prudenti. Però non mi sono mai sentito veramente sul punto di fare una brutta fine.
Simone Alliva
(Tutti i Diritti Riservati a Portale Giovani-Il Laboratorio Culturale dei Giovani Della Locride)
martedì 1 dicembre 2009
I Ragazzi Di Locri.Quello che non si doveva dire (conclusioni)

Il Fo.Re.Ver e il Movimento “virtuale” dei Ragazzi Di Locri.
C'è nessuno? Dove è finito il patto per la legalità?
Il movimento dei “Ragazzi di Locri” è defunto.
Ricomponiamoci tutti insieme perchè gli ideali di quei bravi ragazzi dal viso pulito sono scomparsi insieme a loro. Rileggendo gli articoli che sono stati scritti su quel movimento virtuale della quale volenti o nolenti ne abbiamo fatto parte tutti, non riesco a non trovare ridicole le belle parole sprecate, parole di speranza che parlavano di giorni migliori e sereni di una terra che era tutta nelle mani nei giovani. Non perché non sia così, questa terra lo è ancora nelle mani dei giovani, ma bisogna capire nelle mani di chi è realmente il suo futuro.
Anna Maria Pancallo proprio su questo giornale per l’esattezza un anno fa, dicembre 2006 come rappresentate del Fo.Re.Ver disse proprio questo riguardo il futuro di questa associazione:“Intanto vogliamo presentare al Ministro Melandri dei progetti seri incentrati sui giovani e sul ruolo che i giovani hanno sulle nostre terre. Detto questo si sta cercando di elaborare insieme al ministero del istruzione delle linee guida, dell’intervento per le scuole non solo della Locride ma di tutta Italia. Noi siamo attivi per creare dei percorsi legati ai temi della legalità all’interno delle scuole. È proprio nelle scuole che il nostro compito inizia a diventare più concreto. Ti ripeto stiamo portando avanti questi tipi di progetti anche grazie al ministero, poi detto questo abbiamo una radio che ci permette di parlare alla gente di poter far emergere insieme quelli che sono le potenzialità e i progetti e le iniziative soprattutto la voglia di riscatto delle giovani generazioni della Locride. Di cose da dire ne avrei un’infinità stiamo portando avanti le iniziative sul piano sportivo, ma ancora è tutto quanto un working progress quindi non vorrei bruciare questa notizia. ”
Davvero dei bei progetti e ricordo nitidamente che mi furono elencati con un entusiasmo a dir poco disarmante!
Adesso dove sono finiti?Ma soprattutto che fine ha fatto questo Fo.Re.Ver?
Aldo Pecora sempre in una mia intervista dichiarò con lo spirito democratico che lo contraddistingue “[...]Forum del quale facciamo parte tutti i ragazzi di locri, il Fo.re.ver è una cosa che è stata fatta per tutti”
Io non ne ho fatto parte, non mi sono mai sentito parte di questa associazione fantasma.
Un Forum che si dica quello che si vuole si pensi quello si desidera è sempre stato nelle mani della politica(come l’intero movimento “Ragazzi di Locri” gestito magistralmente da media e politica), forum rappresentato da uno dei più grandi politicanti che la Calabria abbia avuto,un burattinaio scaltro di nome Giuseppe Bova,Presidente del consiglio della Calabria, inquisito per mafia, che il 3 Novembre 2005 afferma riguardo al Fo.Re.Ver “non sarete lasciati soli”.
Non ho intenzione di infierire su di lui, ormai è un politicante esanime, l’intero panorama politico nazionale e regionale lo critica e infierisce su quello che in fondo è solo un uomo moribondo,quindi andrò oltre affermando che la colpa della sua presenza in questo Forum, e quindi della presenza della politica dei politici,spetta ai ragazzi che l’hanno permessa. La fine di questo movimento va ricercarsi proprio in questo nella legittimazione della politica tra un movimento instabile ingenuo come questo. Una volta il primo ministro polacco Rakowski e parlando del suo mestiere affermò:>.
Il movimento di Locri è diventato col tempo una prostituta che si cede al primo che accende dei riflettori e i ragazzi del movimento ,quelli che “democraticamente” si sono imposti di rappresentarci non sono altro che dei rampicatori sociali, fanno lo stesso gioco dei partiti che ci hanno strattonato in questi anni,ci sono state manifestazioni con tutti i partiti, e ogni partito ha arruolato le sue comparse, e le ha buttate in quel corteo con un unico scopo: dare una prova di forza, rivaleggiare in vanità. Guarda quanti ne ho io, ne ho più di te, ho anche più bandiere più cartelloni.
Quanta ipocrisia la verità è che i partiti se ne fregano dei morti.
Il Fo.Re.Ver, movimento verso la quale ho provato sempre una certa diffidenza ma che in fondo ho sempre sperato diventasse uno strumento di mediazione per tutte le associazioni esistenti nella Locride e che rimangono nell’ombra; guardando la fine che ha fatto mi sento in qualche modo tradito. Amareggiato e arrabbiato di una rabbia fredda e razionale che prima di tutto mi ordina di sputare addosso a quelle persone che si sono auto-elette rappresentanti di un movimento che non esiste,io gli sputo addosso soprattutto a quei politicanti,quei giornalisti di lusso che in questi anni hanno sfruttato e continuano a sfruttare la nostra terra.
Buoni propositi dei ragazzi di Locri sono stati usati e gettati proprio come la carta igienica da quegli ragazzi e quei politicanti che dovevano raggiungere degli scopi e che forse (forse?)li hanno raggiunti. Io non ci credo più a questi rappresentati di un movimento che in fondo è sempre stato fantasma. Ho smesso di farlo, non credo negli Aldo Pecora e nella sua lobby, lo osservato bene lo analizzato bene il movimento della quale è il leader e nonostante in passato lo abbia difeso e stimato più di quanto avrei dovuto oggi mi rendo conto che “Adesso ammazzateci Tutti” non è altro che un mini-partito, cioè un'organizzazione, una cricca, una mafia, nel migliore dei casi una setta che non permette ai suoi adepti di esprimere la propria personalità, la propria creatività. Anzi gliela distrugge o almeno gliela piega. Un partito non ha bisogno di individui con personalità, creatività, fantasia, dignità: ha bisogno di burocrati, di funzionari, di servi. Un partito funziona come un'azienda, un'industria dove il direttore generale (il leader) e il consiglio di amministrazione (il comitato centrale) detengono un potere irraggiungibile e indivisibile. Per detenerlo assumono soltanto manager ubbidienti, impiegati servili, yesmen, cioè gli uomini che non sono uomini, gli automi che dicono sempre sì. È una lobby che rigetta come un corpo estraneo chi non si adegua alla sua assenza di principi, cioè alle sue menzogne, alle sue ipocrisie, alle sue clientele. Stessa cosa dicasi per Annamaria Pancallo vergognosamente scomparsa insieme all’associazione Fo.Re.Ver. Forse ho smesso di crederci già tempo fa quando i due ragazzi già citati durante un’intervista doppia che feci a loro passarono tutto il tempo a gettarsi fango addosso, ciò nonostante cercai di farli uscire bene , di farli uscire dignitosamente ne uscirono sconfitti e ridicolizzati dalle loro stesse parole.
Ho perso ogni speranza per queste persone e per queste associazioni per la quale non ho alcun rispetto.
Io elogio e rispetto quelle associazioni quei ragazzi che hanno lottato e continuano a farlo in silenzio lontano dalle luci dei riflettori,lontano dagli sciacalli dell’informazione dai politici o sarebbe meglio dire politicanti, che lo fanno da soli senza l’aiuto di nessuno se non della loro caparbietà sto con loro perché penso che siano un iniezione di coraggio e d’indipendenza, una medicina di cui la Calabria ha bisogno, per guarire dal clientelismo, dal compromesso,dall’inadeguatezza,dalla ipocrisia, dall’avidità di quei giovani e di quei politicanti che hanno sciupato questa terra e che ci hanno deluso.
Io sto con loro perché solo loro sono garanzia di libertà e di lotta civile, perché sono i soli che fino ad oggi abbiano dimostrato di saper muovere le acque di uno stagno senza vita.
Io sto con loro perché sono Stanco dei rivoluzionari a parole.
Quei rivoluzionari e quei politicanti che servendosi delle ideologie oppure della violenza ci promettono sempre la città del sole e poi non realizzano nemmeno le riforme più urgenti i più ovvi diritti civili di cui la nostra dignità ha bisogno. Io resto con questi gruppi apolitici,apartitici indipendenti e reticenti perché non dimenticano che il popolo è fatto di individui e senza gli individui l’espressione popolo diventa un’espressione vuota. Sto con i cittadini comuni perché non si servono del voto per procurare a se stessi una poltroncina in più, perché non sfruttano con cinismo ed opportunismo i nostri drammi e il nostro dolore perché combattono e portano avanti la più grossa rivoluzione del nostro tempo quella per la legalità.
Infine io sto con i cittadini perché non hanno paura di essere pochi, perché non cercano piazze oceaniche e applausi scanditi e trionfo, perché vivono sulle idee e non sui soldi, perché sanno persino regalarle le idee.
Infine perché noi siamo puliti.
Per quanto riguarda ciò che è successo con il Fo.Re.Ver non posso fare altro che sentirmi disgustato e carico imbarazzo per questa vergogna che disonora noi ragazzi e la Calabria intera. Comunque vada, l’offesa rimane. Il calvario rimane. La violenza morale rimane, ma invito i lettori e tutti a mettersi in lutto per l’ennesima cocente delusione e di andare avanti e lavorare onestamente per quella Calabria che ho detto e ripeto c’è anche se non si vede, seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto.
Simone Alliva
(Tutti i Diritti Riservati a Portale Giovani-Il Laboratorio Culturale dei Giovani Della Locride)
C'è nessuno? Dove è finito il patto per la legalità?
Il movimento dei “Ragazzi di Locri” è defunto.
Ricomponiamoci tutti insieme perchè gli ideali di quei bravi ragazzi dal viso pulito sono scomparsi insieme a loro. Rileggendo gli articoli che sono stati scritti su quel movimento virtuale della quale volenti o nolenti ne abbiamo fatto parte tutti, non riesco a non trovare ridicole le belle parole sprecate, parole di speranza che parlavano di giorni migliori e sereni di una terra che era tutta nelle mani nei giovani. Non perché non sia così, questa terra lo è ancora nelle mani dei giovani, ma bisogna capire nelle mani di chi è realmente il suo futuro.
Anna Maria Pancallo proprio su questo giornale per l’esattezza un anno fa, dicembre 2006 come rappresentate del Fo.Re.Ver disse proprio questo riguardo il futuro di questa associazione:“Intanto vogliamo presentare al Ministro Melandri dei progetti seri incentrati sui giovani e sul ruolo che i giovani hanno sulle nostre terre. Detto questo si sta cercando di elaborare insieme al ministero del istruzione delle linee guida, dell’intervento per le scuole non solo della Locride ma di tutta Italia. Noi siamo attivi per creare dei percorsi legati ai temi della legalità all’interno delle scuole. È proprio nelle scuole che il nostro compito inizia a diventare più concreto. Ti ripeto stiamo portando avanti questi tipi di progetti anche grazie al ministero, poi detto questo abbiamo una radio che ci permette di parlare alla gente di poter far emergere insieme quelli che sono le potenzialità e i progetti e le iniziative soprattutto la voglia di riscatto delle giovani generazioni della Locride. Di cose da dire ne avrei un’infinità stiamo portando avanti le iniziative sul piano sportivo, ma ancora è tutto quanto un working progress quindi non vorrei bruciare questa notizia. ”
Davvero dei bei progetti e ricordo nitidamente che mi furono elencati con un entusiasmo a dir poco disarmante!
Adesso dove sono finiti?Ma soprattutto che fine ha fatto questo Fo.Re.Ver?
Aldo Pecora sempre in una mia intervista dichiarò con lo spirito democratico che lo contraddistingue “[...]Forum del quale facciamo parte tutti i ragazzi di locri, il Fo.re.ver è una cosa che è stata fatta per tutti”
Io non ne ho fatto parte, non mi sono mai sentito parte di questa associazione fantasma.
Un Forum che si dica quello che si vuole si pensi quello si desidera è sempre stato nelle mani della politica(come l’intero movimento “Ragazzi di Locri” gestito magistralmente da media e politica), forum rappresentato da uno dei più grandi politicanti che la Calabria abbia avuto,un burattinaio scaltro di nome Giuseppe Bova,Presidente del consiglio della Calabria, inquisito per mafia, che il 3 Novembre 2005 afferma riguardo al Fo.Re.Ver “non sarete lasciati soli”.
Non ho intenzione di infierire su di lui, ormai è un politicante esanime, l’intero panorama politico nazionale e regionale lo critica e infierisce su quello che in fondo è solo un uomo moribondo,quindi andrò oltre affermando che la colpa della sua presenza in questo Forum, e quindi della presenza della politica dei politici,spetta ai ragazzi che l’hanno permessa. La fine di questo movimento va ricercarsi proprio in questo nella legittimazione della politica tra un movimento instabile ingenuo come questo. Una volta il primo ministro polacco Rakowski e parlando del suo mestiere affermò:
Il movimento di Locri è diventato col tempo una prostituta che si cede al primo che accende dei riflettori e i ragazzi del movimento ,quelli che “democraticamente” si sono imposti di rappresentarci non sono altro che dei rampicatori sociali, fanno lo stesso gioco dei partiti che ci hanno strattonato in questi anni,ci sono state manifestazioni con tutti i partiti, e ogni partito ha arruolato le sue comparse, e le ha buttate in quel corteo con un unico scopo: dare una prova di forza, rivaleggiare in vanità. Guarda quanti ne ho io, ne ho più di te, ho anche più bandiere più cartelloni.
Quanta ipocrisia la verità è che i partiti se ne fregano dei morti.
Il Fo.Re.Ver, movimento verso la quale ho provato sempre una certa diffidenza ma che in fondo ho sempre sperato diventasse uno strumento di mediazione per tutte le associazioni esistenti nella Locride e che rimangono nell’ombra; guardando la fine che ha fatto mi sento in qualche modo tradito. Amareggiato e arrabbiato di una rabbia fredda e razionale che prima di tutto mi ordina di sputare addosso a quelle persone che si sono auto-elette rappresentanti di un movimento che non esiste,io gli sputo addosso soprattutto a quei politicanti,quei giornalisti di lusso che in questi anni hanno sfruttato e continuano a sfruttare la nostra terra.
Buoni propositi dei ragazzi di Locri sono stati usati e gettati proprio come la carta igienica da quegli ragazzi e quei politicanti che dovevano raggiungere degli scopi e che forse (forse?)li hanno raggiunti. Io non ci credo più a questi rappresentati di un movimento che in fondo è sempre stato fantasma. Ho smesso di farlo, non credo negli Aldo Pecora e nella sua lobby, lo osservato bene lo analizzato bene il movimento della quale è il leader e nonostante in passato lo abbia difeso e stimato più di quanto avrei dovuto oggi mi rendo conto che “Adesso ammazzateci Tutti” non è altro che un mini-partito, cioè un'organizzazione, una cricca, una mafia, nel migliore dei casi una setta che non permette ai suoi adepti di esprimere la propria personalità, la propria creatività. Anzi gliela distrugge o almeno gliela piega. Un partito non ha bisogno di individui con personalità, creatività, fantasia, dignità: ha bisogno di burocrati, di funzionari, di servi. Un partito funziona come un'azienda, un'industria dove il direttore generale (il leader) e il consiglio di amministrazione (il comitato centrale) detengono un potere irraggiungibile e indivisibile. Per detenerlo assumono soltanto manager ubbidienti, impiegati servili, yesmen, cioè gli uomini che non sono uomini, gli automi che dicono sempre sì. È una lobby che rigetta come un corpo estraneo chi non si adegua alla sua assenza di principi, cioè alle sue menzogne, alle sue ipocrisie, alle sue clientele. Stessa cosa dicasi per Annamaria Pancallo vergognosamente scomparsa insieme all’associazione Fo.Re.Ver. Forse ho smesso di crederci già tempo fa quando i due ragazzi già citati durante un’intervista doppia che feci a loro passarono tutto il tempo a gettarsi fango addosso, ciò nonostante cercai di farli uscire bene , di farli uscire dignitosamente ne uscirono sconfitti e ridicolizzati dalle loro stesse parole.
Ho perso ogni speranza per queste persone e per queste associazioni per la quale non ho alcun rispetto.
Io elogio e rispetto quelle associazioni quei ragazzi che hanno lottato e continuano a farlo in silenzio lontano dalle luci dei riflettori,lontano dagli sciacalli dell’informazione dai politici o sarebbe meglio dire politicanti, che lo fanno da soli senza l’aiuto di nessuno se non della loro caparbietà sto con loro perché penso che siano un iniezione di coraggio e d’indipendenza, una medicina di cui la Calabria ha bisogno, per guarire dal clientelismo, dal compromesso,dall’inadeguatezza,dalla ipocrisia, dall’avidità di quei giovani e di quei politicanti che hanno sciupato questa terra e che ci hanno deluso.
Io sto con loro perché solo loro sono garanzia di libertà e di lotta civile, perché sono i soli che fino ad oggi abbiano dimostrato di saper muovere le acque di uno stagno senza vita.
Io sto con loro perché sono Stanco dei rivoluzionari a parole.
Quei rivoluzionari e quei politicanti che servendosi delle ideologie oppure della violenza ci promettono sempre la città del sole e poi non realizzano nemmeno le riforme più urgenti i più ovvi diritti civili di cui la nostra dignità ha bisogno. Io resto con questi gruppi apolitici,apartitici indipendenti e reticenti perché non dimenticano che il popolo è fatto di individui e senza gli individui l’espressione popolo diventa un’espressione vuota. Sto con i cittadini comuni perché non si servono del voto per procurare a se stessi una poltroncina in più, perché non sfruttano con cinismo ed opportunismo i nostri drammi e il nostro dolore perché combattono e portano avanti la più grossa rivoluzione del nostro tempo quella per la legalità.
Infine io sto con i cittadini perché non hanno paura di essere pochi, perché non cercano piazze oceaniche e applausi scanditi e trionfo, perché vivono sulle idee e non sui soldi, perché sanno persino regalarle le idee.
Infine perché noi siamo puliti.
Per quanto riguarda ciò che è successo con il Fo.Re.Ver non posso fare altro che sentirmi disgustato e carico imbarazzo per questa vergogna che disonora noi ragazzi e la Calabria intera. Comunque vada, l’offesa rimane. Il calvario rimane. La violenza morale rimane, ma invito i lettori e tutti a mettersi in lutto per l’ennesima cocente delusione e di andare avanti e lavorare onestamente per quella Calabria che ho detto e ripeto c’è anche se non si vede, seria, intelligente, dignitosa, coraggiosa, quindi meritevole di rispetto.
Simone Alliva
(Tutti i Diritti Riservati a Portale Giovani-Il Laboratorio Culturale dei Giovani Della Locride)
I Ragazzi Di Locri. Quello che non si doveva dire (Parte 7)
Il Fo.Re.Ver è costato 600mila euro. Dopo qualche mese di attività non si hanno notizie ne dell'associazione nata con lo scopo di essere "promotore di numerose iniziative per risollevare la Calabria da una storia segnata da omerta' e azioni malavitose" ne dei soldi.
Il Consiglio regionale della Calabria, la famiglia Fortugno, il vescovo di Locri, il sindaco, i rappresentanti dei Ragazzi Di Locri che hanno firmato il patto di costituzione a distanza di due anni non hanno dato risposta. Che fine hanno fatto i soldi?Dove sono i ragazzi del Fo.Re.Ver con le loro iniziative?Domande che ancora oggi non trovano una risposta.

Simone Alliva
Il Consiglio regionale della Calabria, la famiglia Fortugno, il vescovo di Locri, il sindaco, i rappresentanti dei Ragazzi Di Locri che hanno firmato il patto di costituzione a distanza di due anni non hanno dato risposta. Che fine hanno fatto i soldi?Dove sono i ragazzi del Fo.Re.Ver con le loro iniziative?Domande che ancora oggi non trovano una risposta.

Ai politici provinciali e regionali non pare vero che il vento di burrasca portato dal delitto Fortugno venga spazzato via da un tiepido libeccio soffiato da un gruppo di persone alle prese con l'acne e con gli mp3. L'idea allora di generare nuovi figliastri da portare sotto la protezione di matrigne battenti vessilli politici, è illuminante. Palzzo Nieddu(foto in alto), il luogo dell'omicidio Fortugno, diventa la placenta che ospita le nuove generazioni di eroi della locride, e non solo. Si da il via al Forever, un patto siglato tra il
Consiglio Regionale della Calabria, la famiglia Laganà Fortugno, il Comune di Locri, la scuola e la Diocesi Locri-Gerace. Un patto tra cinque entità che non si sono mai confrontate tra loro. E allora via con finanziamenti a go-go. Nasce
“Radio Forever”. Più di 300.000 euro di investimento. Nasce il sito web dei ragazzi di Locri. Quasi 30.000 euro di investimento. Palazzo Nieddu dedica tre sale al Forever. I giornalisti di Rai 3 Calabria a spese del Consiglio Regionale, cioè a spese nostre, stampano un libro documento sui ragazzi di Locri. Il Ministro Melandri
dopo avere concesso un incarico nella sua struttura ad Anna Maria Pancallo, in diretta da “Radio Forever” incensa e bendice con Fiorello i giovani della locride. Eravamo a cavallo tra il 2005 e il 2006. Il Consiglio Regionale della Calabria ha rinnegato i suoi figli, dopo avere usufruito degli assegni familiari. Radio Forever trasmette Pupo e i Bee Gees da Bruzzano, e non esiste più, anzi non è mai esistita. Il portale web dei ragazzi di Locri è colto da malore. Non esiste più. Il Ministro Melandri ha alzato la coppa del mondo. Le tre stanze di Palzzo Nieddu sono inchiavate e sbarrate da anni. Il Forever è la cosa più fasulla che ci hanno somministrato.Tutto è costato più di 600.000 euro.
Consiglio Regionale della Calabria, la famiglia Laganà Fortugno, il Comune di Locri, la scuola e la Diocesi Locri-Gerace. Un patto tra cinque entità che non si sono mai confrontate tra loro. E allora via con finanziamenti a go-go. Nasce
“Radio Forever”. Più di 300.000 euro di investimento. Nasce il sito web dei ragazzi di Locri. Quasi 30.000 euro di investimento. Palazzo Nieddu dedica tre sale al Forever. I giornalisti di Rai 3 Calabria a spese del Consiglio Regionale, cioè a spese nostre, stampano un libro documento sui ragazzi di Locri. Il Ministro Melandri
dopo avere concesso un incarico nella sua struttura ad Anna Maria Pancallo, in diretta da “Radio Forever” incensa e bendice con Fiorello i giovani della locride. Eravamo a cavallo tra il 2005 e il 2006. Il Consiglio Regionale della Calabria ha rinnegato i suoi figli, dopo avere usufruito degli assegni familiari. Radio Forever trasmette Pupo e i Bee Gees da Bruzzano, e non esiste più, anzi non è mai esistita. Il portale web dei ragazzi di Locri è colto da malore. Non esiste più. Il Ministro Melandri ha alzato la coppa del mondo. Le tre stanze di Palzzo Nieddu sono inchiavate e sbarrate da anni. Il Forever è la cosa più fasulla che ci hanno somministrato.Tutto è costato più di 600.000 euro.
Che fine hanno fatto?
Simone Alliva
I Ragazzi di Locri. Quello che non si doveva dire(parte 6)

A tu per tu con Rita Borsellino
I ragazzi di Locri in occasione del “1° Forum per la Legalità” organizzato dall’Osservatorio: Falcone-Borsellino-Scopelliti-Valarioti incontrano Rita Borsellino
I ragazzi di Locri in occasione del “1° Forum per la Legalità” organizzato dall’Osservatorio: Falcone-Borsellino-Scopelliti-Valarioti incontrano Rita Borsellino
Se è vero che da due anni a questa parte è avvenuto presso tutto il territorio Locrideo un risveglio delle coscienze che ha inondato tutta Italia facendo da esempio per molte altre realtà simili(basti vedere i ragazzi di Lamezia o di Napoli). Giorno 21 Novembre 2006 a Soverato nel salone congressi dell’albergo Mirabeau di Gasperina, l’incontro con Rita Borsellino in occasione del “1° Forum Per La Legalità” organizzato dall’Osservatorio: Falcone-Borsellino-Scopelliti-Valarioti, ha incendiato quella voglia di verità che in questi mesi, a causa dei media e della “cattiva informazione” si era assopita diventando niente di più che un una luca fioca pronta a spegnersi. Che una persona sia o meno d’accordo con la sua politica, con la sua ideologia, non si può evitare di rimanere incantati dalle sue parole, che diventano come un meraviglioso stagno dove tutto può annegare. Parole, dure e dolci allo stesso tempo. Verità crude e destabilizzanti. Speranze che diventano certezze inopinabili. Rita Borsellino è una donna la cui ricchezza consiste in una semplicità disarmante, una modestia irritante, una saggezza che nasce proprio il 19 Luglio,giorno in cui suo fratello, il magistrato Paolo Borsellino, venne ucciso con la sua scorta in un attentato mafioso, come lei afferma nel suo ultimo libro dal titolo “Nata il 19 Luglio” e come ribadisce durante il convegno: “Da quel dolore come un parto sono nata io, quando quei gusci di cartapesta si squarciarono, fu come se guardassi la vita per la prima volta”. Da quel giorno Rita, inizia la sua lotta anzi continua la sua lotta che prima di lei avevano intrapreso suo fratello Paolo e Giovanni Falcone che come afferma lei:"Dimostrarono che la mafia poteva essere messa in ginocchio, ma attenzione non sconfitta, per sconfiggerla c’è bisogno di un movimento che coinvolga tutta la società civile”. Ed è così che nasce la carovana anti-mafia a Palermo, un movimento di sensibilizzazione che dalle stragi del 92, percorre tutta Italia e inonda le piazze per dire no alla mafia: “Vi fu la responsabilità-afferma Rita Borsellino- non solo di uno stato, ma di una società che non aveva amato abbastanza Palermo, ognuno doveva assumersi le proprie responsabilità, non solo per quello che non aveva fatto ma per quello che si poteva fare. Negli anni 93 e 94, e purtroppo mi fermo a 94. I risultati si ebbero con leggi ecc, poi lo stato si assopii e ritorno a quella abitudine che soffoca e uccide”. Ed proprio da questa affermazione un po’ stanca e disillusa che nasce la nostra intervista che non è un intervista ma una breve chiacchierata che gentilmente la signora Borsellino ci concede. Una chiacchierata che dura poco ma che pure resta nell’animo. Una conversazione con una grandissima donna ( e l’intervista lo spiega da sé) dal cuore buono come il suo cervello e il cervello limpido come il suo cuore. Una donna che non vive all’ombra di Paolo Borsellino ma ne porta avanti la sua memoria e la sua lotta.
Rita Borsellino è all’apparenza una donna di mezz’età come le altre. Con la sua inseparabile giacca rossa, quei capelli grigi, quel viso stanco e grinzoso, quegli occhi glaciali ma comunque rassicuranti. Nonostante il convegno sia finito già da una mezz’ora, la signora Borsellino, a differenza degli altri ospiti illustri, decido di rimanere per parlare un po’ con i ragazzi,fare qualche foto e firmare qualche copia del suo ultimo lavoro editoriale. Rita Borsellino è così, una donna che ama il contatto diretto con i giovani. Un persona che quando parla intende guardare in faccia il proprio interlocutore, senza distogliere lo sguardo neanche per un secondo, ed è così per tutto il convegno, sicchè si alza in piedi durante il suo intervento: “Mi piace vedervi in faccia” afferma, sfoggiando un sorriso che riscalda più di un qualsiasi abbraccio. La chiacchierata la facciamo in un angolo della sala convegni, mentre i ragazzi e gli altri ospiti sgomberano la sala.
Sa dopo questi anni di politica mi chiedevo se lei crede ancora alla politica con la P maiuscola come si intende classicamente? Mi chiedevo se tante amarezze non l’hanno portata al cinismo o perlomeno al disincanto…
Io ci credo ed è per questo che mi sono decisa a fare politica. Perché la politica bisogna cambiarla, cambiando le persone. Non si può continuare a lamentarsi che l’amor politico è sporco. Ci sono tanti politici, che sporcano la politica. Proviamo a ripulirla.
Cosa pensa dell’omicidio Fortugno e del movimento giovanile che ha coinvolto l’Italia in questi mesi?
L’omicidio Fortugno purtroppo è l’espressione di qualche cosa che conosco molto bene. Di quella criminalità che punta in alto, guarda lontano, e non si ferma davanti a nulla. Quello che è successo con il movimento dei ragazzi di Locri, mi ha fatto rivivere quello che era accaduto a Palermo. Questi fermenti che vengono fuori nel momento di bisogno sono bellissimi, perché sono qualcosa che hanno radici, non possono venir fuori dal nulla. Sono segno che c’è un seme che è germogliato.
Parliamo della commissione anti-mafia.C'è stata un pò di confusione ultimamente perchè Lei, il 2 Ottobre 2006 scrisse al presidente Miccichè il suo dissenso a quella ragionale. Alcuni quotidiani affermano che lei sia contraria anche a quella nazionale presieduta da Francesco Forgione.Chiariamo una volta per tutte questo punto...
Io non avevo dato il dissenso alla commissione nazionale antimafia. Sapevo qual’erano i concorrenti ed erano tutte persone che stimo. Bensì è a quella regionale che io ho dato il mio dissenso e non solo ho dichiarato che non parteciperò, ma ho addirittura presentato un disegno di legge per abrogarla, perché quella commissione, quell’associazione è più un danno che una realtà positiva.
Oggi lei ha detto: “Paolo non poteva venire meno a quelli che erano i suoi ideali”. Ecco quali sono gli ideali ai quali Rita Borsellino non può venire meno?
Gli Ideali di giustizia. Gli ideali di libertà. Gli ideali di dignità. L’uomo per avere la sua dignità deve essere libero e deve avere giustizia.
La sua è un attività difficile e coraggiosa ma anche pericolosa. Come guarda alla morte?
Diceva Paolo:”Avere paura è normale, l’importante è non essere schiavi della paura”. Trovare il coraggio ogni giorno per affrontarla. Se ci credi davvero lo fai.
Rita Borsellino è all’apparenza una donna di mezz’età come le altre. Con la sua inseparabile giacca rossa, quei capelli grigi, quel viso stanco e grinzoso, quegli occhi glaciali ma comunque rassicuranti. Nonostante il convegno sia finito già da una mezz’ora, la signora Borsellino, a differenza degli altri ospiti illustri, decido di rimanere per parlare un po’ con i ragazzi,fare qualche foto e firmare qualche copia del suo ultimo lavoro editoriale. Rita Borsellino è così, una donna che ama il contatto diretto con i giovani. Un persona che quando parla intende guardare in faccia il proprio interlocutore, senza distogliere lo sguardo neanche per un secondo, ed è così per tutto il convegno, sicchè si alza in piedi durante il suo intervento: “Mi piace vedervi in faccia” afferma, sfoggiando un sorriso che riscalda più di un qualsiasi abbraccio. La chiacchierata la facciamo in un angolo della sala convegni, mentre i ragazzi e gli altri ospiti sgomberano la sala.
Sa dopo questi anni di politica mi chiedevo se lei crede ancora alla politica con la P maiuscola come si intende classicamente? Mi chiedevo se tante amarezze non l’hanno portata al cinismo o perlomeno al disincanto…
Io ci credo ed è per questo che mi sono decisa a fare politica. Perché la politica bisogna cambiarla, cambiando le persone. Non si può continuare a lamentarsi che l’amor politico è sporco. Ci sono tanti politici, che sporcano la politica. Proviamo a ripulirla.
Cosa pensa dell’omicidio Fortugno e del movimento giovanile che ha coinvolto l’Italia in questi mesi?
L’omicidio Fortugno purtroppo è l’espressione di qualche cosa che conosco molto bene. Di quella criminalità che punta in alto, guarda lontano, e non si ferma davanti a nulla. Quello che è successo con il movimento dei ragazzi di Locri, mi ha fatto rivivere quello che era accaduto a Palermo. Questi fermenti che vengono fuori nel momento di bisogno sono bellissimi, perché sono qualcosa che hanno radici, non possono venir fuori dal nulla. Sono segno che c’è un seme che è germogliato.
Parliamo della commissione anti-mafia.C'è stata un pò di confusione ultimamente perchè Lei, il 2 Ottobre 2006 scrisse al presidente Miccichè il suo dissenso a quella ragionale. Alcuni quotidiani affermano che lei sia contraria anche a quella nazionale presieduta da Francesco Forgione.Chiariamo una volta per tutte questo punto...
Io non avevo dato il dissenso alla commissione nazionale antimafia. Sapevo qual’erano i concorrenti ed erano tutte persone che stimo. Bensì è a quella regionale che io ho dato il mio dissenso e non solo ho dichiarato che non parteciperò, ma ho addirittura presentato un disegno di legge per abrogarla, perché quella commissione, quell’associazione è più un danno che una realtà positiva.
Oggi lei ha detto: “Paolo non poteva venire meno a quelli che erano i suoi ideali”. Ecco quali sono gli ideali ai quali Rita Borsellino non può venire meno?
Gli Ideali di giustizia. Gli ideali di libertà. Gli ideali di dignità. L’uomo per avere la sua dignità deve essere libero e deve avere giustizia.
La sua è un attività difficile e coraggiosa ma anche pericolosa. Come guarda alla morte?
Diceva Paolo:”Avere paura è normale, l’importante è non essere schiavi della paura”. Trovare il coraggio ogni giorno per affrontarla. Se ci credi davvero lo fai.
Simone Alliva
(Tutti i Diritti Riservati a Portale Giovani-Il Laboratorio Culturale dei Giovani Della Locride)
Etichette:
I Ragazzi Di Locri,
Rita Borsellino
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