martedì 1 giugno 2010

Mussolini merita rispetto, la donna deve essere sottomessa e gli omosessuali condannati.Parola di Mons. Vincenzo Franco


“Purtroppo i tempi sono radicalmente cambiati e direi in peggio, con donne spesso ribelli nel nome di un femminismo esagerato, che pretende di cambiare il corso della natura e della storia. Non lo dico io, ma San Paolo: la donna sia sottomessa al marito che rimane pur sempre il capo della famiglia non per capriccio, ma per rispetto di un ordine costituito. Queste cose, che non ho inventato io, ma sono nella scrittura, andrebbero ribadite con maggior fermezza,ma oggi spesso si sorvola per quieto vivere”.

Mons. Vincenzo Franco, vescovo Emerito di Otranto.
“Io non sono uno storico e la mia risposta é soggettiva. Ritengo comunque che accanto a indubbi aspetti negativi, Mussolini non ha fatto solo del male e che non sia il male assoluto il diavolo. Ogni personaggio storico va visto con pregi e difetti. Ha avuto il merito, forse anche in maniera interessata, di rispettare la Chiesa cattolica, cosa che non sempre oggi avviene”

Mons. Vincenzo Franco, vescovo Emerito di Otranto.
Ho letto di alcune critiche alla Santa Sede per la sua presa di posizione all’Onu in tema di depenalizzazione della omosessualità. Io ritengo che vada sempre usata misericordia e delicatezza, evitare le dimiscriminazioni. Ma la omosessualità, se tradotta in pratica, diventa una cosa contraria alla pubblica decenza e come tale ritengo opportuno che sia considerata penalmente rilevante.

Mons. Vincenzo Franco, vescovo Emerito di Otranto.
“Tra poco saremo una colonia islamica e i cristiani devono reagire. Questa gente viene alle parrocchie, riceve pacchi di viveri e nemmeno si degna di dirti grazie. Il nostro compito é fare gratuitamente la carità anche a loro, ma vedo che la nostra nazione sta cedendo con un atteggiamento spirituale e religioso troppo tollerante con gli islamici, pensiamoci”

Mons. Vincenzo Franco, vescovo Emerito di Otranto
(1 Giugno 2010)

Tutte queste dichiarazioni in un'unica intervista. C'è poco da commentare, ognuno tragga le sue conclusioni.

lunedì 31 maggio 2010

L'assalto alla nave aiuti diretta a Gaza,una manovra politica contro Israele?


In Medio Oriente la Marina israeliana ha assaltato la nave turca 'Mavi Marmara' diretta a Gaza per portate aiuti internazionali nonostante il blocco imposto da Tel Aviv. Durante l'attacco alla 'Freedom Flotilla', appartenente ad alcune organizzazioni non governative, sarebbero morti almeno 19 attivisti. A bordo c'erano anche italiani.
Gli israeliani lo avevano promesso e lo hanno fatto. Lo sgomento ipocrita dei media e della popolazione(ma la loro è un indignazione buonista e ignorante) che etichetta Israele come assassini è ridicola e alquanto inutile. Israele è uno stato in guerra e la nave ha tentato di forzare il blocco della Striscia nonostante numerosi avvertimenti. Che poi la reazione degli israeliani sia stata pesante e da condannare nessuno lo esclude. I punti oscuri da chiarire sono tanti: è vero che i dimostranti a bordo hanno attaccato il personale navale israeliano con armi da fuoco e armi leggere, incluso coltelli e bastoni? O è vero che Israele ha intercettato la nave a circa 70 miglia nautiche dal proprio territorio?cosa che in base alla legge internazionale, non avrebbe il dirtto di fare.
Eppure abbiamo un video, trasmesso anche dalla tv satellitare 'al-Arabiya', che dimostra come i volontari avrebbero attaccato per primi,dalle riprese possiamo vederealcuni sacchi pieni di biglie e diversi bastoni trovati all'interno dell'imbarcazione. La situazione è delicata e ho paura che sarà molto difficile arrivare alla verità. Quello che sto per scrivere non piacerà ai benpensanti pacifisti e buonisti: dai fatti emerge che queste accuse ( soprattutto da parte della Turchia che grottescamente parla di regole e diritti umani senza consocerne il significato)sono solo scuse buone per dare addosso a Israele e magari, se è possibile, far fuori un paio di ebrei sparsi nelle ambasciate locali. Adesso attaccare Israele è ancora più facile, perchè comunque vada la colpa sarà degli Israeliani che hanno "iniziato per prima". Ripeto, non va giustificato l'atteggiamento d'Israele ma compreso perchè è una nazione ormai in guerra(che essa sia dichiarata o meno) i patti non sono stati rispettati e Israele ha reagito di conseguenza. E se quello in atto fosse un geniale «colpo-di-stato» che un settore arabo e anti-semita ha organizzato contro Israele?Bisogna andare cauti e stare attenti cone le accuse. Il buonismo(leggi falso pacifismo) spesso è sinonimo di stupidaggine e ignoranza.

domenica 30 maggio 2010

L'emergenza omofobia e il dubbio.


Che gli omosessuali non possano dare esempio di forza lo avevamo capito.I rappresentanti della comunità LGBT sono senza autorità, incerti, malsicuri e non sanno comandare.Lo hanno dimostrato con il precedente governo quando avevano le redini del potere o meglio la comunità omosessuale era rappresentata in parlamento e continuano a confermarlo con certi comunicati vuoti e imbrattati d'ignoranza da luogo comune. La parola (ri)emerge con le prime vampate, sarà il caldo che da alla testa a certi poltici o forse dovrei dire politicanti che si riempiono la bocca con il termine "Emergenza" e si parte con: "emergenza omofobia", "emergenza razzismo".Questa innata intolleranza degli italiani verso il diverso viene etichettata come "emergenza" . Per colmare il dilemma, rispondere alla dolorosa domanda: "Ma si è in mani giuste? Possibile che questa violenza dilagante sia solo un problema momentaneo, passeggero. Che questi politicanti che si fanno portatori della difesa dei diritti e dei doveri dei più deboli abbiano ragione a parlare di emergenza", basta leggere alcune statistiche (Arcigay) che affermano come negli ultimi 18 mesi siano state 20 le aggressioni denunciate, ma per ogni episodio segnalato, bisogna aggiungere dieci che restano sotto silenzio.
Il dubbio è risolto, non esiste nessuna "emergenza omofobia" esiste solo una dilagante disinformazione che parte dalla stessa comunità LGBT e come la peste intacca il resto degli italiani. Sono dati questi che i non-informati ignorano e che gli informati fingono di ignorare per convenienza o malafede. Esiste una cricca di politicanti che dalle loro poltroncine danneggiano la comunità LGBT con i loro comunicati altisonanti ma inutili e vuoti. Passerà anche questo momento d'indignazione come passerà questa estate senza che si risolva un bel nulla. In Italia infatti non esiste una legge contro l'omofobia, una legge che punisca episodi di violenza contro omosessuali.Tutto ciò che il governo ha "regalato" alla causa contro la persecuzione degli omosessuale sono stati dei ridicoli, costosissimi(2 milioni di euro) e insufficienti spot contro l'omofobia di cui non si ha più traccia.Proprio così stiamo parlando di spot pubblicitari,la soluzione a tutte le promesse di questo governo.In questi anni si è affrontato il problema omofobia in maniera errata per i motivi che mi accingo ad esporre. La violenza contro il "diverso" è un problema strutturale e storico.Quando si parla di emergenza si parla di un lasso di tempo breve, dire "emergenza" equivale a dire che l'omofobia sia un problema che sorge con le prime vampate.Quando parliamo di “emergenza omofobia” sbagliamo, il fatto che questo tipo di problema imperversi da così tanto tempo non lo classifica come emergenza. Se continuiamo a parlare di "emergenza omofobia" allora chiediamo pure delle risposte emergenziali.Non dovrebbe essere questa la richiesta. C'è bisogno di un impegno quotidiano,continuo e costante.Non si può contrastare l'omofobia con provvedimenti di emergenza; neanche le telacamere servono a potenziare aspetti che dovrebbero essere riservati a quella azione quotidiana sinergica e costante di formazione civile e personale che dovrebbe essere compito delle istituzioni. Le svolte vere e determinanti avvengono nell'intimità della nostra coscienza; le piazze possono contenere il grido o il silenzio è nei più profondi sentimenti di ognuno che deve trovare luogo la forza di agire e reagire. Non è tempo di attese e indolenze che non hanno mai portato a nulla di utile ne per i singoli e tanto meno per la colletività. Questo parlare di "emergenza" non farà che paralizzare un’indignazione che porti l'italiano medio a ribellarsi, a dire: “Ora basta". Serve la rabbia.Una rabbia lucida e razionale.Serve rabbia e bisogna tenerla tesa. Viviamo in un'epoca in cui l'Inquisizione s'è fatta furba. In parole diverse, ha cambiato volto. Ma la sua essenza è rimasta inalterata. E le vittime dell'ignoranza, della bigotteria, della tartuferia, del manco-di-Ragione diventano una moltitudine.

lunedì 26 aprile 2010

Perchè il Sud non dovrebbe festeggiare i 150 anni dell'Unità D'Italia

Quello che sto per scrivere non va a mischiarsi con il chiacchiericcio leghista che ha invaso i media ultimamente. Nulla a che vedere con la loro tradizione stantia e squallida di essere anti patriottici,campanilisti,ignoranti. La mia intenzione è quella di sollevare il velo di maya che per troppo tempo è stato lasciato sui nostri occhi. Bendati:noi calabresi,noi siciliani,noi pugliesi,noi napoletani, noi cittadini del sud. Quella che stiamo per festeggiare non è l’Unità di un paese bensì il predominio di una popolazione su un'altra. Questi Mille osannati e santificati non si presentarono da noi come compatrioti bensì come conquistatori. In nome di questa Unità d’Italia i meridionali furono incarcerati senza accusa, senza processo e senza condanna. Il paesaggio del Sud divenne terra bruciata con fucilazioni di massa, fosse comuni, paesi che bruciavano sulle colline e colonne di decine di migliaia di profughi in marcia. Quasi nessuno sa che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord, per tormentare e farvi morire gli italiani del Sud. Questi Mille non erano altro che avanzi di galera. A questa Italia unificata imposero una tassa aggiuntiva ai meridionali, per pagare le spese della guerra di conquista del Sud, fatta senza nemmeno dichiararla. Nessuno sa che il Regno delle Due Sicilie fosse, fino al momento dell’aggressione, uno dei paesi più industrializzati del mondo. Nessuno sa che la prima “Italia” della storia fu un pezzo di Calabria sul Tirreno. Il Sud è stato privato delle sue istituzioni; fu privato delle sue industrie, della sua ricchezza, della capacità di reagire; della sua gente ( con una emigrazione indotta o forzata senza pari in Europa); infine, con un’ operazione di lobotomia culturale, fu privato della consapevolezza di sé, della memoria. Noi non sappiamo più chi fummo. Ed è accaduto come agli ebrei travolti dall’Olocausto(un milione di meridionali furono sterminati dalle truppe sabaude): molti scampati ai lager cominciarono a domandarsi se il male che li aveva investiti non fosse in qualche modo meritato. Lo storico Ettore Ciccotti parlo di “una specie di antisemitismo italiano” nei confronti del Sud. Quel che gli italiani venuti dal Nord ci fecero fu così spaventoso, che ancora oggi lo si tace nei libri di storia e nelle verità ufficiali; si tengono al buio molti documenti che lo raccontano. Una parte dell’Italia, in pieno sviluppo, fu condannata a regredire e depredata dall’altra, che con il bottino finanziò la propria crescita e prese un vantaggio, poi difeso con ogni mezzo, incluse le leggi. La Lombardia “era troppo era troppo piccola per alimentare un sufficiente mercato interno di scambio, e troppo debole per praticare una politica di espansione industriale fuori dei suoi confini, qualunque fosse l’aiuto dello stato” scrive Luigi De Rosa, in La rivoluzione industriale in Italia. “Non molto migliori risultavano le condizioni industriali del Veneto, e così quelle della Liguria.” Il Sud fu unito a forza, svuotato dei suoi beni e soggiogato, per consentire lo sviluppo del Nord. Non siamo un paese, perché è mancata, dopo il Risorgimento, dopo il fascismo, la civilità di esaminarsi e giudicarsi. “Della speme hai fatto strame/tu ci hai dato pianto e fame/ non fa niente: viva il re!” si cantava al Sud, nel 1861. La nostra è storia di crimini impuniti per ragion di stato. E questa assuefazione all’impunità e al sopruso ha una connotazione pure geografica, ha generato un’idea di cittadinanza minore, rassegnata a tollerare, se a proprio danno, quel che per altri è intollerabile. Il Sud divenne terra desolata: corpi lasciati e imputridire in piazza, altri carbonizzati nelle decine di paesi arsi, colonne vaganti di decine di migliaia di profughi, formazioni militari e paramilitari che inferivano, ognuno combattendo la propria guerra: briganti, guerriglieri, soldati savoiardi, milizie private di possidenti filo-piemontesi e di possidenti filo-borbonici,carabinieri,camorristi promossi poliziotti e giustizieri,guardie nazionali,gruppi cittadini “volenterosi” e contadini inferociti. Decine di migliaia di soldati borbonici sono internati in campi di concentramento al nord, il più infame a Fenestrelle, una fortezza a una settantina di chilometri di Torino, su un costone roccioso a oltre 1.200 metri d’altezza, battuto da venti gelidi: la vita media degl’internati non superava i tre mesi; per garantire ulteriore tormento ai prigionieri furono divelte le finestre dei dormitori.Ai napoletani si chiedeva di rinnegare il giuramento alla loro patria e servire Vittorio Emanuele. Pochissimi lo fecero; gli altri preferirono patire (“tutti coperti di rogna e verminia” scrisse La Marmora, che tentò invano di convincerli, irritato dalla loro “avversione”). Perché questo scempio?Semplice. Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi. Al Sud un terzo della popolazione totale, c’era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d’Italia messo insieme? “O la guerra o la bancarotta” scrisse il deputato cavouriano Pier Carlo Boggio, nel 1859, nel libretto Fra Un Mese. “L’ex Regno delle Due Sicilie quindi,” scrive Vittorio Gleijeses ne La Storia Di Napoli “sanò il passivo di centinaia di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia e per tutta ricompensa, il Meridione, oppresso dal severissimo sistema fiscale savoiardo, fu declassato quasi a livello di colonia.” Io non festeggerò l’Unità d’Italia perché prima di essere Italiano sono meridionale. Ed essere Meridionale, essere Calabrese è ben diverso che essere Italiani, ancora oggi, forse oggi più di prima. Mi vestirò di nero in segno di lutto quel giorno. Invito anche voi Calabresi, anche voi Sicilia, anche voi Napoletani, anche voi Pugliesi e cosi via abbiate dignità: Chiudete i negozi. Inclusi quelli dei generi alimentari. Chiudete i ristoranti, i bar, i mercati. Chiudete i teatri, i cinema, le farmacie. Chiudete tutto, abbassate le saracinesche,le tapparelle, sigillatevi in casa e metteteci un cartello con su scritto a lettere cubitali «Chiuso per lutto» . Non lasciamoci offendere ancora una volta da questa pagliacciata che chiamano Unità D’Italia.

Simone P. Alliva

venerdì 23 aprile 2010

Perchè i cattolici dovrebbero chiedere le dimissioni di Ratzinger.


Stupri,molestie e abusi sono andati avanti per decenni e le gerarchie ecclesiastiche si sono rifiutate d'intervenire. Ma quando il caso è arrivato all'attenzione di Ratzinger, nel 1996, costui non ha allontanato il colpevole dal sacerdozio. Come può il papa avere una qualche autorevolezza morale su qualsiasi tema fino a quando non spiegherà questi eventi e non si dichiarerà responsabile o pentito o si dimetterà?
Un papa privo di autorevolezza morale non ha senso. Certo, ha il potere ecclesiastico. Ma il potere ecclesiastico senza autorevolezza morale sottolinea il vuoto di un clero che vuole solo perpetuare se stesso senza render conto del suo operato.Ora l'avvocato delle vittime del clero pedofilo Jeff Anderson chiede che il Vaticano consegni le liste dei preti molestatori e i dossier segreti su tutti i casi di abuso da parte del clero. Contro la denuncia presentata in Oregon il Vaticano ha fatto ricordo alla Corte Suprema invocando l'immunità che spetta agli stati sovrani. Il giudizio è ancora sospeso. Continuano le dimissioni di vescovi e le richieste di perdono alle vittime degli abusi. Ma queto percorso di purificazione non sarà mai preso seriamente fintanto che Jospeh Ratzinger non chieda le dimissioni.Naturalmente non si dimetterà, allora di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando della dignità dei cattolici. Nessun genitore dotato di senso riuscirà mai a immaginare di far parte dello stesso universo morale di un uomo del genere. I cattolici dovrebbero abbandonare le gerarchie della chiesa, a loro resta la fede. L'autorevolezza morale della chiesa è finita. Resta la battaglia morale dei credenti che vanno avanti, fino a quando non troveranno salvezza in un Dio che ama i bambini e non li violenta.

Fini è riuscito a scalfire il Partito Dell'Amore, adesso bisogna resistere.



L’autocritica di Fabrizio Cicchitto inquadra la giornata più brutta del Pdl dalla sua nascita: “Sembriamo un gruppo di matti che dopo aver vinto le elezioni si dilania”. Usa questa parla: dilania. Il che fa pensare ad un partito spaccato in due come una mela, eppure non è affatto così. Il PD e quotidiani affini dovrebbero togliersi quel sorriso soddisfatto e smetterla d’ingrassare e gongolare come una spose felici. Il PDL non si spaccherà affatto, Fini ha più volte dimostrato di essere una persona troppo debole e poco coerente , i suoi tirapiedi gli hanno voltato le spalle a favore di una poltroncina sicura e fatta eccezione per qualche coraggioso e dignitoso( come Angela Napoli ad esempio) è stato lasciato solo e sarà costretto a ritornare sui suoi passi. Quest’uomo ha sempre avuto una scarsa capacità di scegliere i suoi collaboratori e il rissoso Ministro La Russa è la prova più concreta. Fini negli ultimi anni si è distinto per una notevole capacità di cambiare idea nei momenti di difficoltà, i suoi tentativi di non lasciarsi oscurare dalla luce dell’Imperatore Silvio ma anzi di cercare anche lui un po’ di quella luce sono noti, pensiamo a quello che disse il 16 dicembre 2007: “Il Cavaliere ha distrutto la Cdl, e ora dovremmo bussare alla sua porta con il cappello in mano e la cenere in testa? Non siamo postulanti. Io tornare all’ovile? Sono il presidente di An, non una pecora”. Ma il pastore chiama e dopo neanche due mesi uno scampanellio ed ecco una dichiarazione di Fini del febbraio 2008: “ Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al Popolo della Libertà, un’unica voce in Parlamento. È una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo grande soggetto politico ispirato ai valori del Partito popolare europeo e quindi alternativo alle sinistre. Mi auguro che gli amici dell’Udc vogliano scrivere questa importante pagina assieme a noi”. Il resto è storia nota. Probabilmente Fini il coraggioso ha avuto modo all’interno del Partito Dell’Amore di conoscere meglio Silvio Berlusconi e ha capito che il dialogo non esiste, non può esistere. Nessuno è riuscito ancora a capire quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma resta il fatto che sarà proprio Fini a raccogliere i pezzi. Forse potremmo sperare in un Fini nuovo, più coerente direi dotato di una resistenza che non ha dimostrato finora. Le premesse ci sono che si ricordasse di quegli uomini per i quali destra faceva rima con “senso dello Stato” e con “ intransigenza verso la criminalità” come Paolo Borsellino e Giorgio Ambrosoli, che se ne ricordasse e prendesse ispirazione. C’è da sperare per lui, ma soprattutto per noi. Quando Silvio Berlusconi se ne andrà, lascerà dietro di sé un Italia profondamente trasformata. Un’Italia trasformata dall’esaltazione dell’individualismo,del trionfo degli interessi privati su quelli collettivi, da una propensione all’evasione fiscale unica in occidente e dall’illegalità diffusa. Ad oggi, merito delle camicie verdi del mi-sunlumbard, Silvio Berlusconi è dotato di un consenso e quindi di un potere smisurato: il presidente del consiglio è popolare anche perché gli italiani approfittano della sua politica tollerante, se non lassista, verso l'illegalità in materia fiscale. Molti hanno sfruttato i vari condoni varati da questo e dai precedenti governi Berlusconi e ora sono solidali con il premier se è sospettato di corruzione o di legami con la mafia.I suoi elettori sono una grande classe media ricca. Berlusconi ha avuto successo perché incarna i valori dominanti nell’Italia di oggi, come la sfiducia verso i politici, il ripiegarsi su stessi e sul proprio clan, e il culto del denaro. Eppure come scriveva Gianrico Carofiglio egli è “culto e conseguenza del male”, l’antidoto sarebbe una persona decisa ,forte e intelligente che sappia affrontarlo in maniera diretta e annullarlo. Non si tratta di mettersi contro Berlusconi o il berlusconismo ma contro una cultura dilagante e degradante per il paese. Noi possiamo sperare che Fini faccia sul serio, che si comporti in maniera seria da vero uomo di una destra che ormai non è che una vecchia signora mezza cieca e mezza sorda. Il PD è un partito formato da persone politicamente inutili e inconcludenti, come diceva Marco Pannella sono una massa di : “Non democratici ma democrati-chi-chi-chini”. Ci voleva Fini a scalfire il Partito Dell’Amore? A quanto pare si. Speriamo che riesca ad apportargli così tante crepe fino disintegrarlo.

mercoledì 7 aprile 2010

Eppure sul disarmo nucleare Obama si sbaglia.


L'ho detto mille volte, non condivido questa politica sul nucleare da parte dell'America.
Cosa dovrebbe fare un paese come l'Iran o il Pakistan o la Corea del Nord? Tenere indifeso, militarmente, un popolo di milioni di abitanti? Rinunciare a vivere in un'era tecnologica, ignorare che oggi esiste il nucleare? Non è regalando minestrine ai poveri che si risolve il problema della povertà, non è con la carità che si risolve il problema della giustizia.
E' innanzitutto proteggendo un popolo dall'altrui voracità e facendo vivere un popolo nella sua epoca: cioè nel domani anziché nello ieri. Un anno fa, parlando a Praga, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva promesso un mondo senza armi nucleari.Oggi ci ripensa.L'obbiettivo è ridurre l'esistente e frenare i paesi, come la Corea del Nord e l'Iran, che scalpitano per entrare sullo scenario nucleare. Si nasconde dietro la voglia di vincere la partita del terrorismo una sete di potere più ampia . Per la lotta al terrorismo non servono armi atomiche. Servono alleati in quello che fino a poco tempo fa era lo schieramento nucleare avverso. Quella che è in atto e che nessuno vuole vedere è una vera e propria "Guerra Fredda". Il mondo è pronto a scoppiare, da una parte la democrazia o cosidetta democrazia e dall'altra una rete unificata di dittatori e teocrati. Forse l'America dovrebbe smetterla di tenere il piede in due scarpe dichiarare apertamente guerra ai regimi teocratici e dittatoriali che dopo aver gettato nell'oscurantismo i loro paesi hanno preso di mira il nostro. Le sanzioni al sanguinario Ahmadinejad non servono più e ricordano tanto quelle che per anni l'America rivolse a paesi come l'Iraq di Saddam Hussein prima della "soluzione finale".Un finale,tra l'altro, che non ha portato a un bel nulla, perchè ormai la libertà era stata cancellata dalle coscienze. Di fatti per Ahmadinejad sia gli Usa che i suoi alleati ( e quindi anche noi)si trovano già nella lista nera. Non è l'Iran che deve ingraziarsi il Presidente Obama ma la Corea Del Nord, quella rappresenta un vero pericolo,una bomba ad orologeria per questa guerra fredda pronta a diventare calda,caldissima. Ahmadinejad non è uno Hitler ma un Mussolini, un cialtrone che manda i propri soldati a morire senza scarpe,senza mangiare. Insomma è un chiaccherone. Ma come insegna la storia , Mussolini diventò realmente pericoloso quando si alleo con Hitler, tale catastrofe può verificarsi da un unione ( non lontana) tra Iran e Corea Del Nord. Urgente sarebbe riportare più dignità, più maturità ad un paese come l'Iran che ha dimenticato questi valori.Spazzare via la teocrazia, spodestare Ahmadinejad. E' l'unica soluzione per un'Iran che ha bisogno di risvegliars dal sonno durato secoli di siccità fisica e morale, secoli di ignoranza. Dopo di chè si può parlare di regolamentazione e mai disarmo. Benedetto sia colui che combatte l'ignoranza, con ogni mezzo, compreso l'uso del nucleare. Maledetto sia colui che la nutrisce con la demagogia e il fanatismo.
Simone P. Alliva